Quaderni di Fantastica.

Mi capitò nel 1999, l’ultimo anno del secolo scorso, di collaborare con l’amico Casimiro Gatto all’allestimento teatrale de’ “Le Troiane”, voluto dall’allora Preside Vittorio Castriota. Fu un’esperienza straordinaria.
Non avrei mai detto che sarei tornato al Fermi come docente e che avrei tenuto, a 20 anni di distanza, un laboratorio teatrale sulla grammatica fantastica di Gianni Rodari. 

L’inizio è tutto in questa prima foto, tutto nella meraviglia dei loro sguardi che trasformano la forza in debolezza nel giro di un solo secondo.

Quando comincio un percorso mi interrogo puntualmente sul senso del teatro a scuola, sul significato della pedagogia teatrale, sulla necessità di costruire uno spazio di libertà in un luogo che, a torto, i ragazzi considerano come territorio del dovere.

Ogni volta dopo il primo incontro tutti i dubbi svaniscono, lasciando spazio ad un compito a cui sono allenato: quello di sostenere la loro battaglia contro l’adolescenza.

Mi scopro impegnato a raccontare che qualunque sia l’identità che guadagneranno con fatica, presentando il conto ai loro nemici (e rischiamo di essere tutti loro nemici), si troveranno un giorno a dovervi rinunciare.

Ecco, è questo il teatro: l’estremo tentativo (o se credete l’allenamento minimo) di misurarsi con un altro, diverso, testardo, aggrappato alla memoria delle proprie battute e sicuro, quanto basta, che per capire veramente non sarà sufficiente cambiarsi d’abito.

Non per essere artisti, ma uomini liberi.

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