L’ultimo scrutinio della buona condotta.

Oggi alle 11.32 ho firmato in modalità digitale l’ultimo scrutinio dell’anno scolastico 2019/2020. Il primo anno in cui insegno da titolare di cattedra nella cittadina in cui sono cresciuto, è stato un anno particolare, come la giornata che racconta Ettore Scola in uno dei suo capolavori del 1977.

Da oggi termino questa rubrica, che ho tenuto ininterrottamente per due anni dal settembre 2018 ad oggi. Lo spirito con cui ho scritto non è dissimile a quel 6 maggio 1938, preso a prestito da Scola per raccontare la storia di due solitudini: quella di Antonietta e Gabriele.

Sono anni in cui siamo stati attraversati dal clamore delle cronache, anni in cui si è costretti a difendersi raccontando un po’ del proprio privato.

Mentre tutti corrono alla parata in onore del Führer di turno, si è provato a raccontare la scuola offrendo a chi leggeva un punto di vista piccolo, minoritario, come quello di Gabriele, strattonato dalla forza delle guardie che lo portano via.

Non c’è nessuno eroismo nel mio modo di scrivere e temo che la scrittura non sia più sufficiente a fermare il disastro che incombe sul settembre prossimo.

Probabilmente questo diario, che abbraccia due lunghi anni, non sarà utile a nessuno, ma in alcuni casi è servito al sottoscritto per non cedere al ricatto del quieto vivere.

L’infelicità non arriva quando le cose precipitano, ma piuttosto quando ci si rassegna al vestito d’ordinanza.

Io non sono un insegnante.

Grazie di cuore.

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