La buona condotta e la smart school di Chiara Grenzi.

Una mia carissima amica, la professoressa Chiara Grenzi, che vive e lavora a Modena, scrive parole che vale la pena condividere su questa rubrica.

In un lungo post pubblicato su un noto social network, Chiara, mi sia permesso di chiamarla con il suo nome, oltre a fare il punto sulla chiusura delle scuole forzate in Emilia Romagna chiarisce un aspetto irrinunciabile di ogni discussione sulla professionalità di ognuno di noi.

Ecco le sue parole:

“Ho bisogno di condividere una riflessione sulla chiusura forzata delle scuole in alcune regioni tra cui la mia, l’Emilia Romagna. 
Noi docenti siamo invitati a mantenere un contatto con i nostri studenti per limitare le conseguenze negative di questa vacanza forzata. E’ sicuramente vero infatti che una pausa di quindici giorni è molto lunga e che avrà conseguenze sul nostro percorso, soprattutto perchè capita all’improvviso, ma non bisognerebbe per questo motivo invitare, subito e velocemente, a organizzare la didattica a distanza, a ideare la cosiddetta smart school. 

Mi spiego meglio: per nessun’altra categoria professionale (operai, medici, ingegneri, idraulici, avvocati, ma anche docenti universitari) l’improvvisazione è considerata un valore positivo. Saremmo contenti di andare dal dentista e che ci dicesse: « bene, oggi sperimento su di Lei una procedura per la quale non sono preparato ma che mi sembra interessante »?
Certo, nell’emergenza, nell’urgenza, bisogna attivarsi ma non è il caso di forzare l’improvvisazione di qualcosa per cui la maggior parte dei docenti e degli studenti non è preparata (e a volte non dispone nemmeno, a casa, dei mezzi tecnici per poterla svolgere). 

Perché questo invece accade? Purtroppo penso che sia perchè il nostro lavoro è poco conosciuto nel profondo, poco visibile, senza frutti materiali o monetizzabili, percepito come vecchio e, a volte, poco utile. Se una cosa viene ritenuta di poco valore, ecco che qualunque novità ad essa applicabile anche in fretta, anche improvvisando, è sempre meglio di quanto c’è già. 

Non sto affatto dicendo che la scuola e la didattica in Italia vanno bene così come sono, nessuno più degli insegnanti sa quante cose bisognerebbe migliorare. Tutto questo però non si fa dalla sera alla mattina ma andrebbe ben organizzato, ponderato, come dimostrano esperienze decennali di didattica interattiva. 

Chiedeteci quindi di tenere il contatto coi ragazzi, di comunicare, inviare spiegazioni, schede, rispondere alle loro domande, usare serie risorse on line, correggere produzioni, prodigarci in confronti, consigliare letture motivandole. Non di improvvisarci docenti su una piattaforma web. 

E non solo perchè credo ancora imprescindibile la presenza fisica di tutti nella stessa stanza per insegnare, ma proprio perché non è giusto proporsi come un dilettante allo sbaraglio, non è un esempio positivo. Molti penseranno purtroppo che questa si chiama poca voglia di lavorare, mi dispiace se non viene colta la serietà della questione. Cambiare, provare cose nuove è importante, mettersi in gioco ancora di più, ma tutto ciò va preparato. 

Il punto poi è che non è il mezzo a rendere i ragazzi protagonisti del loro apprendimento, come va di moda dire. A renderli attivi e coinvolti è la relazione di insegnamento, il clima che si instaura, gli argomenti proposti, le domande suggerite per suscitare ragionamenti. Se il mezzo è ultra moderno ma il contenuto è una lezione fredda, di cui non si capisce lo scopo, non si avrà nessuna vera innovazione dell’apprendimento, non si avrà nessun coinvolgimento, né emotivo né intellettuale . 

Concludo con un’ultima annotazione: non passa giorno che non mi imbatta nella descrizione di una scoperta, un libro, un personaggio « di cui bisognerebbe parlare a scuola », « che andrebbero insegnanti a scuola ». La stampa può sforzarsi di trovare anche altre formule per sottolineare l’indubbia validità o importanza di ciò che illustra nei suoi articoli? Perchè torniamo sempre allo stesso nodo: se, come insegnante, devo parlare di ogni cosa nuova che esce nel mondo devo per forza farlo improvvisando dato che la velocità delle notizie o delle uscite editoriali non permette di ponderare l’approccio con cui proporle ai ragazzi. 

Tutti sono pronti a dire cosa insegnare e come; per favore non date per scontato che a scuola tutto sia svolto male, in modo per forza retrogrado, senza attinenza col presente oppure in modo freddo, distante come, magari a molti di noi, è successo quando eravamo studenti. Siamo quotidianamente impegnati a fare del nostro meglio, ad aggiornarci e a metterci in gioco. 

Dateci fiducia perchè lo sguardo dei vostri figli su di noi è già di per sé un pungolo a fare sempre meglio e a porsi mille domande. Dateci fiducia. Dateci la parola. Non diteci sempre cosa fare. Venite a vedere cosa facciamo, parliamo insieme, miglioriamo tutti.”

Chiara Grenzi.

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