La buona condotta del 6 marzo 2020.

Alla fine è successo anche qui in Calabria.

Da ieri le scuole sono chiuse in tuta Italia. La democrazia del contagio ha pareggiato i conti con le altre istituzioni scolastiche. La mia identità, quella di mia moglie (con cui condivido oltre che la vita, la professione) e quella di mio figlio ha iniziato la sua ennesima mutazione. Per diverse settimane saremo chiamati ad assolvere ai nostri compiti in modo nuovo: un po’ docenti virtuali e un po’ maestri con Ismaele.

Le pietre d’inciampo sono molte e bisogna fare attenzione nel cammino dei prossimi giorni.

Il primo problema riguarda la strada già fatta. Provo a spiegarmi meglio. Marzo per la scuola è decisamente il mese più impegnativo. Si può dire che per molti miei allievi eravamo arrivati a spezzare il fiato.

Spezzare il fiato per i podisti è il momento in cui si è pronti allo sforzo. E’ come se ci fossimo preparati per la gara ed invece di fare la gara ci avessero detto che non si farà nessuna corsa e che tutto è rimandato a data da destinarsi. Un bel problema, se si considera che molto del mio lavoro consiste nel creare un gruppo, nel preparare gli studenti a raggiungere il giusto equilibrio fra la il piacere sociale e l’indispensabile concentrazione nelle attività di studio.

La seconda pietra d’inciampo è data dal cambiamento delle nostre abitudini di vita. Da oggi avremo più tempo da passare con i nostri genitori, con i nostri fratelli o sorelle (per chi ne ha) e potremo imparare da questo tempo insperato nuovi modi di confrontarsi con loro.

La terza pietra è quella levigata dal desiderio: tramutare il tempo liberato dagli impegni di studio o di lavoro in tempo per gli amici. Sarebbe una scelta di estrema naturalezza in tempi diversi da questi, ma irresponsabilmente idiota, adesso.

Un altro problema investe la mia professione d’insegnante. Cosa farò da domani? Quali sarà il mio messaggio ai miei studenti e alle loro famiglie? Posto che ritengo impossibile pensare ad una scuola senza corpi, come ad un teatro senza pubblico, cosa consiglierò ai ragazzi, non per ottemperare a circolari ministeriali, ma piuttosto per aiutarli a vivere in un tempo difficilmente decifrabile?

Last but no list: che senso ha continuare a scrivere una rubrica sulla scuola mentre la scuola è chiusa?

Direi di partire calciando queste pietre, come il prudente Don Abbondio (che da tutti si può imparare anche da lui), prima di pensare a piattaforme di qualunque genere.

8 Replies to “La buona condotta del 6 marzo 2020.”

  • Quello che c’è da capire sta nel fatto che la situazione in cui stiamo vivendo può sembrare un incubo, ma purtroppo è una dura realtà. Abbiamo cambiato tutte le nostre abitudini, ci siamo allontanati dagli amici, con le scuole chiuse anche i nostri professori hanno difficoltà a gestire l’argomento scolastico. Però in questo momento anche se tutto ciò ha stravolto le nostre vite, cerchiamo di restare in casa perchè la salute viene prima di tutto. Se la vita ci mette davanti ad ostacoli dobbiamo essere capaci di rialzarci più forti di prima.

    • In questo caso, non posso essere che commosso dal tuo commento. Grazie, Rachid. grazie a nome mio e dell’istituzione scolastica.

  • C’è sempre un momento della vita in cui dobbiamo cedere qualcosa, ma è per il nostro bene; questa situazione può stravolgere il nostro modo di vivere la nostre abitudini, ma sono sicuro tutto questo prima o poi dovrà pur finire Quando finirà, se riusciremo, anzi quando riusciuremo, riprenderemo da capo dove avevamo lasciato.

  • Purtroppo tutto questo è successo, ma non si sa di chi sia la colpa, e da oggi in poi tutti dovremmo fare uno sforzo in più: sia noi studenti che i nostri insegnanti e tutto questo non sarà facile, però spero che un giorno tutto ricominci meglio di prima.

  • Questa situazione ha stravolto le nostre vite, costringendoci a restare chiusi in casa e a cambiare le nostre abitudini quotidiane. Sarà difficile per tutti sia per gli studenti, sia per i professori che avranno difficoltà a gestire la situazione. L’unica cosa che possiamo fare per rendere questo brutto periodo un po’ più piacevole e cercare di collaborare tutti insieme.

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