La buona condotta dentro un dipartimento.

Rapporto di minoranza, avrebbe detto il buon Philip K. Dick.

Il sottoscritto, considerata l’attuale normativa e considerata la situazione di emergenza in cui si trova il Paese, come già espresso nell’integrazione alla programmazione inviata senza passare dalla riunione dipartimentale, ritiene illegittima la richiesta di riprogettazione didattica (avviata dopo la Nota Ministeriale protocollata al n. 388 del 17 03 2020, a firma del dottor Marco Bruschi, e ribadita poi in via generale nel decreto legge 22/2020) e di conseguenza la riformulazione di griglie di valutazione. Si ritiene, alla luce di quanto sancito nella Costituzione con l’articolo 33, comma I, che, al momento, è impossibile replicare contenuti e modalità tipiche di una situazione di normalità. 

Pur comprendendo l’esigenza di convocare questa riunione per approntare ufficialmente criteri valutativi specifici per la DaD, da rendere pubblici, non posso, almeno per quel che mi riguarda, non sottolineare alcuni passaggi che rischiano, di fatto, di rendere ridicole le decisioni che potrebbero essere presa in questa sede, approntando altre inutili griglie per consentire a improbabili sceriffi di promuovere gli alunni dandogli cosiddetti “voti veri”.

Le valutazioni, gli esami, le prove di verifica, presuppongono un’attenzione del valutatore e una tranquillità di colui che deve essere valutato impossibile da garantire. Tali attività di controllo comportano, per loro natura, uno stress che nella presente situazione non è auspicabile. Se a ciò si aggiunge che molte delle fragilità degli studenti a rischio derivano proprio dall’ambiente famigliare non è difficile comprendere quanto disastrosa potrebbe rivelarsi un’attività che di fatto nasce simulando i processi di apprendimento che avvengono in aula.

Oltre ad apparire illegittime, le richieste pervenute si scontrano con quanto il sottoscritto ha potuto constatare fino ad oggi. I contatti con gli studenti sono stati tenuti sin dal giorno 7 di marzo. Si è lavorato su più piattaforme diverse, attivato gruppi whatsapp, cercato di fornire risposte anche quando non si avevano gli strumenti per la risoluzione dei problemi. Giornalmente studenti, famiglie, colleghi registrano difficoltà di ordine tecnico, di ordine pratico, di ordine economico e banalmente di ordine cognitivo. Mancano software e hardware, collegamenti e in qualche caso la lucidità per poter dare seguito a quanto chiesto. La vergogna di questa richiesta, non risiede nella pur grave violazione dei più elementari vincoli contrattuali che sono oggetto di relazioni sindacali, ma nella cocciuta ostinazione di continuare a trattare la scuola come la becera risultante di migliaia di ordinamenti fallimentari, fatti da programmazioni, progetti, regole, orari, PTOF, POF, PON, GLH, RAV, CDC, CDI, PDP, BES.

Il teorema, già insopportabile in tempi di pace (che pace più non è direbbe uno che mi ha insegnato mille cose), diventa mostruoso se applicato con la meticolosità del passacarte mentre il Paese sta affrontando una prova fra le più complicate degli ultimi decenni. Questo non è il tempo di griglie: il giro è finito. Non vi è più nessuna legge sensata, nessun diritto fra le bare di Bergamo, non ci sono spiegazioni da dare a chi si ritrova in gabbia a 15 anni, proprio mentre sperava in un bacio promesso. La lentezza imposta a questi giorni da un virus funesto è un monito all’intero sistema e l’unica riprogrammazione possibile è fermarsi e ritornare sulle priorità imposte dalla nostra nobilissima professione,

E’ utile sottolineare come nella circolare di questa convocazione di fatto, si sia stati costretti ad anticipare, in modo del tutto emergenziale, alcuni punti, di esclusiva pertinenza dei dipartimenti e del Collegio Docenti, che sono stati lì riassunti per punti (passi compiuti dagli studenti tra il prima e il dopo e relativa continuità in positivo e in negativo;  atteggiamento e approccio dimostrati; serietà e impegno nella partecipazione alle attività; capacità di socializzare e di mettersi in relazione con gli altri;  creatività nell’esecuzione di compiti; empatia e interesse per lo studio) precedendo questa riunione e di fatto indicando nelle soft/life skills richieste ai cittadini il punto di approdo di questa riunione. Lasciando da parte i formalismi, che almeno in questo momento non interessano al sottoscritto, è proprio a partire dalla soft/life skills che non si può non prendere atto che non vi sia alcun bisogno di griglie. Servirebbe dire semplicemente che restare chiusi, all’età di 15 anni, a casa per oltre due mesi senza urlare contro i vicini è testimonianza di una capacità straordinaria di affrontare le sfide che la vita quotidiana ci spinge davanti ai piedi. L’unico criterio che si può individuare è, a mio modesto avviso, quello del buon senso, si richiama un concetto dei nostri codici che viene evocato in situazioni dove sono complicati i criteri di discernimento. Nel corpus iuris civilis Giustinianeo si parlava della diligenza del buon padre di famiglia. Un concetto indeterminato che affidava a colui che valuta la capacità di cogliere la diligenza di ciascun individuo, la responsabilità con la quale si rispondeva alle obbligazioni assunte e in questo caso la prima responsabilità era quella di seguire diligentemente, come tutti abbiamo fatto, le pur discutibili indicazioni del governo.

Un ultimo pensiero riguarda un passaggio della circolare di convocazione con cui non si può, purtroppo, essere d’accordo. Si scrive che «Paradossalmente la DaD si è rivelata un ambiente di apprendimento ancora più inclusivo dell’aula “fisica”». Questa affermazione, pur attenuata dalla circostanziata misura della personalizzazione di percorsi e dei tempi più distesi e diversinon è accettabile in quanto nessuna virtualità, di nessun tipo può migliorare attività che sono già nella specificità della professionalità docente e che sono regolarmente fatte in alula nelle misure che vengono richiamate.

Il rapporto di minoranza cercava di far accettare la proposta di  valorizzazione delle competenze trasversali, senza alcuna formulazione di inutili griglie, praticando in particolare l’autonomia di giudizio in capo ad ognuno di noi, in quanto professionisti dell’educazione, di favorire la fiducia in se stessi e negli altri, riconoscendo a tutti gli allievi indistintamente la capacità dimostrata di adattarsi, ognuno a suo modo, al nuovo contesto sperimentato con la DAD e soprattutto chiedeva la preso preso d’atto della indiscutibile resistenza allo stress, che gli allievi hanno saputo mettere in campo, mantenendo il controllo del proprio legittimo desiderio di libertà. Il resto delle abilità trasversali: quelle dalla capacità di pianificare ed organizzare, la precisione e l’attenzione ai dettagli, apprendere in maniera continuativa, conseguire nonostante tutto gli obiettivi programmati, gestire in maniera appropriata tutte le informazioni, avere spirito d’iniziativa e capacità di comunicare in maniera puntuale avrebbero potuto essere utili a determinare voti oltre la sufficienza. 

Chiedo inoltre che sia valutata in sede di Collegio Docenti la possibilità di utilizzare tutti i fondi a disposizione della scuola per attivare prima possibile e comunque prima dell’avvio dell’anno scolastico, e naturalmente secondo i piani di sicurezza che verranno indicati dalle autorità, corsi di recupero e consolidamento per tutti gli allievi della scuola. Ritengo, al di là delle valutazioni, che ribadisco non possono che essere fiduciarie, la scuola debba mettere a disposizione a tutti gli allievi, e anche a noi insegnanti, strumenti per riprendere, rileggere e approfondire tutto quello che si è malamente realizzato in questo tempo di sperimentazioni, di dolore e di incertezza.

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Il principio della rana bollita del filosofo americano Noam Chomsky è il principio secondo cui, la popolazione accetta la scomparsa dei valori e di conseguenza tutto ciò che ne deriva.

Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota  una rana. Il fuoco sotto la pentola è acceso e quindi l’acqua si riscalda lentamente. Dopo un po’, diventa tiepida ma la rana trovandola piuttosto gradevole, continua tranquillamente a nuotare. Dopo qualche minuto, la temperatura sale ancora, la rana si rilassa, e pur trovando il liquido meno gradevole di prima, continua a non spaventarsi. L’acqua adesso è davvero troppo calda e la rana si è indebolita, non ha la forza di reagire. 

Sopporta e non fa nulla mentre la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana muore bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50°, sicuramente sarebbe balzata subito fuori dal pentolone. È una storiella che rende più facile la comprensione della 3^ di 10 strategie della manipolazione elaborata da Chomsky che testualmente scrive: “Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi”.

4 Replies to “La buona condotta dentro un dipartimento.”

  • Finalmente un pensiero elaborato, intelligente e, cosa più importante a mio parere, pieno di forza magnetica capace di contrastare il sordido avanzare delle idiozie. Il riferimento a Chomsky e, aggiungerei, al suo decalogo, direi che è più che calzante. Chi scrive credo abbia conosciuto la grande scuola cosa ben diversa da “La buona scuola”.

    • Grazie della lettura. Questa rubrica è un tentativo di resistenza. Sono giorni difficili, ma anche pieni di speranza e il suo commento sposta più in là le truppe nemiche.

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