Buona condotta del 5 ottobre

Oggi è la Giornata Mondiale degli Insegnanti.

Come dono, ieri, il Ministro dell’istruzione, Marco Bussetti, ha comunicato a docenti ed allievi come cambierà l’esame di Stato. Ci saranno due sole prove scritte, invece di tre, e il classico orale.  Più attenzione al percorso svolto dai ragazzi nell’ultimo triennio, con un punteggio maggiore assegnato al credito scolastico. Ridimensionata l’alternanza scuola-lavoro, come previsto dal decreto cosiddetto Milleproroghe, e rinviata (almeno come requisito di accesso) la partecipazione obbligatoria prova Nazionale Invalsi.

Più interessante, invece, il tentativo di redigere un documento di lavoro  per la preparazione delle tracce della prima prova scritta, italiano, e le indicazioni per l`elaborazione delle griglie di correzionedelle due prove scritte. La commissione sarà guidata dal linguista Luca Serianni.

Vedremo se basterà la norma a scardinare il malcostume imperante nella prova finale della scuola secondaria di secondo grado. Sarebbe utile, come accade in Francia, che le prove venissero corrette lontano dai centri di interesse e da soli commissari esterni alla scuola. Non per comminare una fallimentare bocciatura (le statistiche parlano del 20% di non ammessi in Francia contro lo zero virgola in Italia), ma piuttosto per garantire ai nostri allievi una solida preparazione.

Insomma, se il benemerito prof. Serianni leggesse uno degli elaborati a cui lo scorso anno è stata attribuita la votazione di 15/15, converrebbe che oltre le griglie ci sarebbe bisogno di un nutrito gruppo di ispettori e in qualche caso di uno psichiatra.

Aspettiamo la circolare.

Appuntamento al 19 giugno 2019 e ad un altro post per parlare del povero tema di storia.

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Eccoli che arrivano. E io non sono pronto. Come potrei? Sono un insegnante nuovo e sto imparando il me­stiere. II primo giorno della mia carriera rischiai di farmi li­cenziare per aver mangiato il panino di un alunno. Il secondo giorno rischiai di farmi licenziare per aver ac­cennato alla possibilità di andare con una pecora. A parte ciò, non c’è stato niente di particolarmente rile­vante nei miei trent’anni di insegnamento nelle scuole superiori di New York. Spesso mi è sorto il dubbio che non fosse quella la mia strada; alla fine mi sono chiesto come abbia fatto a resistere tanto. Marzo 1958. Sono seduto alla cattedra di un’aula vuota dell’Istituto Tecnico e Professionale McKee, di­stretto di Staten Island, città di New York. Giocherello con gli strumenti della mia nuova occupazione: cinque cartelline di carta di manila, una per ogni classe; un mucchietto di elastici rinsecchiti; un blocco di carta a righe del tempo di guerra fatta con chissà cosa, tutta macchiettata di marrone; un cancellino sdrucito; un prospetto dei banchi che terrò nelle pagine del regi­stro rosso squinternato, per aiutarmi a ricordare i no­mi degli oltre centosessanta ragazzi di cinque classi di­verse che ogni giorno si metteranno seduti in que­st’aula. Segnerò presenze, assenze e ritardi e appun­terò una nota quando qualcuno di loro combinerà qualcosa che non deve. Mi è stato detto di tenere una penna rossa per le malefatte, ma la scuola non me l’ha fornita, perciò mi tocca compilare un modulo per ri­chiederla o andarmela a comprare in un negozio, per­ché la penna rossa delle malefatte è l’arma più poten­te dell’insegnante. Dovrò andarmi a comprare tante cose. L’America di Eisenhower è un paese prospero, ma la prosperità non tocca le scuole e tanto meno gli insegnanti nuovi che hanno bisogno di materiale. In una circolare il vicepreside ricorda a tutti gli insegnan­ti che il Comune sta attraversando un momento di cri­si e ci invita alla parsimonia. Stamattina devo prendere qualche decisione: tra un attimo suonerà la campanel­la, gli alunni sciameranno nell’aula e che cosa diranno se mi vedono dietro la cattedra? Ehi, guardate: il pro­fessore si nasconde. Gli alunni la sanno lunga. Se stai seduto in cattedra vuoi dire che hai paura o che sei pi­gro. Che usi la cattedra come una barriera. La cosa mi­gliore è alzarsi in piedi e affrontarli da uomo. Assu­mersi la responsabilità delle proprie scelte. Fa’ uno sbaglio il primo giorno e ti ci vorranno mesi per recu­perare.

Ehiprof! di Frank McCourt, Milano, Adelphi, 2005

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