La buona condotta del 24 ottobre 2019.

C’è una straordinaria canzone di Eduardo Bennato che certamente fischietterò domani, entrando nella mia scuola.

Pur considerando lo sforzo fatto da dotti, medici e sapienti e dall’intera comunità scolastica non riesco, tuttavia, a levarmi di dosso un senso di pena profondissimo, provato nella riunione dell’altro pomeriggio.

Provo a riassumere brevemente per chi volesse avventurarsi nella lettura di questo momento di trascurabile infelicità.

Dal novembre del 2015 esiste in Italia un organismo (Conferenza per il coordinamento funzionale del sistema nazionale di valutazione) che ha come scopo quello di valutare il sistema d’istruzione nazionale. E’ una macchina che ha iniziato la sua corsa nella primavera del 2016. Una macchina nuova, progettata con un motore a quattro tempi: l’autovalutazione delle istituzioni scolastiche, la valutazione esterna, la realizzazione delle azioni di miglioramento e da ultimo la condivisione, pubblicazione e diffusione dei risultati raggiunti.

Nei giorni scorsi, la mia scuola, è stata visitata dal NEV, nucleo esterno di valutazione.

Tre Magi, venuti da lontano, hanno indagato aspetti che riguardano il curricolo, la progettazione, la valutazione, l’ambiente d’apprendimento, l’inclusione e la differenziazione, l’orientamento strategico della scuola e la sua organizzazione, la valorizzazione delle risorse umane, l’integrazione con il territorio e i rapporti con le famiglie.

Per fare tutto questo sono bastati tre giorni, tre persone e tre aule rimaste vuote per mancanza di allievi, gentilmente messe a disposizione dagli uffici della scuola, impegnati a garantire agli ospiti, come nella migliore tradizione dell’accoglienza italiana, una perfetta dimora.

Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, interpretati per l’occasione da un ispettore scolastico, una donna di profilo A (Esperto appartenenti al mondo della scuola) e una donna di profilo B (Esperto non appartenenti al mondo della scuola) non portavano doni.

E sebbene alcuni di noi avessero ben presente il precetto virgiliano Timeo Danaos et dona ferentis, per tre giorni abbiamo finto di guardare alla medesima stella.

Il mio incontro con il capo delegazione dei Magi è durato solo pochi minuti. Essendo da pochissimo nella scuola oggetto della ferale visita non avrei potuto dare un contributo esaustivo all’indagine, ma i pochi minuti sono bastati a scattare una fotografia significativa delle ambizioni culturali dei nuovi Magi, che ormai hanno sostituito l’oro con flipped classroom, l’incenso con il cooperative learning e la mirra con l’inglese.

Per avventura al momento dell’incontro avevo fra le mani un cartella blu con il dorso bianco ed il primo volume de’ “I Promessi Sposi”, nell’edizione Laterza, curata da Lanfranco Caretti.

Il commento al volume è stato perentorio: “Roba vecchia”.

Ora, messa da parte la sensazione provata nell’ascoltare una battuta così brutale da un uomo di scuola, mi è immediatamente saltato alla mente un buon libro incontrato qualche tempo fa. Non so se mi era già capitato di scriverne in questa rubrica, ma certamente non nei medesimi termini.

Quello che fa impressione non è tanto la critica a Manzoni e al suo romanzo, assolutamente legittima, ma piuttosto l’atteggiamento da consumatore in un supermercato. A prevalere devono essere i nostri desideri, il nostro libero arbitrio, il nostro gusto.

Niente deve andare oltre l’orizzonte della libera scelta, il che significa in fondo che tutto deve essere equivalente. Occorre appunto che tutto sia commensurabile, che non rimanga la minima differenza fondamentale, affinché possiamo mettere sulla bilancia. Meno avvertiamo le differenze, più possiamo sperimentare il libero arbitrio espresso dalla nostra libertà di scelta, scrive François-Xavier Bellamy .

Per essere cittadini indifferenti è necessario disabbellire il presepe della cultura, sottrarre singolarità, dichiarare inutile la mediazione ed i modelli.

Sia chiaro, qui non si tratta di abbracciare un patrimonio culturale senza riserve, si tratta semplicemente di riconoscere a certi libri il loro valore, sia pure in forma di reperti. Levare statuine al Presepe forse creerà maggiore pulizia, omogeneità di linee, modernizzerà il quadro d’insieme, ma sottrarrà voci alla Cantata dei Pastori.

La cultura è, generalmente parlando, il luogo dove il mondo ci appare nell’infinita sua varietà.

Tutto è uniforme per chi ignora.

Se qualcuno avesse letto Manzoni con la dovuta attenzione avrebbe scoperto che subito dopo la minuta descrizione della Signora di Monza, ,una monaca particolare, l’autore più vituperato d’Italia mette in guardia dall’ignoranza. Il commento, che le antologia definirebbero a focalizzazione zero, è semplicemente un monito. A me, ai miei studenti, ai genitori, alla classe dirigente e persino ai Magi.

Pur guardando, non tutti saremo in grado di esercitare la dovuta pietà. Agnese e Lucia, infatti, sono destinate a rimanere fuori dalla sfera della comprensione: queste cose non facevano caso nella mente delle due donne non esercitate a discernere monaca da monaca.

Chissà se i Magi, guardando alla nostra piccola comunità, si sorprenderanno della timidezza di Luca, dell’educazione di Simona, della voce di Gianni, della disperazione di Luigi, delle preoccupazioni di Elena. Chissà se, per un momento, spiando nel pertugio dell’istruzione, sapranno vedere il Cristo crocifisso che sorride nella culla.

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