Buona condotta 30 ottobre 2018

E se non sapessi più fare il mio mestiere?

Se mi fosse capitato per sventura, con il passare degli anni, di perdere la poche cognizioni del mio povero lavoro.

Per chi, come me, non ha mai avuto la vocazione dell’insegnante (piuttosto la predilezione ad essere allievo), la scuola è stata ogni volta una nave difficile da guidare in porto.

La difficoltà è stata la mia croce e la mia ancora, il punto fermo da cui ripartire ogni volta con immane fatica.

Del resto, se si escludono le esecrabili chiamate vocazionali, i rapporti sul mestiere dell’insegnate (ricordo ai 20 lettori quelli a cura del professor Cavalli) ci restituiscono un quadro deprimente, dipinto a tinte fosche da mille difficoltà, inciampi, frustrazioni sociali ed economiche.

Non meraviglia che dalla prima ricerca del 1990 le cose siano peggiorate e che pochi mesi fa Ernesto Galli della Loggia, dalle colonne del Corriere, abbia firmato un editoriale in cui si legge testualmente:  […] il rapporto pedagogico — ha scritto Hannah Arendt, non propriamente una filosofa gentiliana, come lei sa — non può essere costruito che su una differenza strutturale e non può implicare alcuna forma di eguaglianza tra docente e allievo. La sede propria della democrazia non sono le aule scolastiche.

Si potrebbe discutere lungamente sulle ubriacature pedagogiche dell’ultimo ventennio, ma il mio dubbio resterebbe intonso. Il partito degli apocalittici o degli integrati non scioglierebbero il nodo di un nuovo inizio.

Perché un ventennio di pregevoli esperienze da formatore non bastano a determinare con certezza il cammino di un insegnante?

Cosa succede nel taccuino del professore ogni volta che si entra in una nuova classe con la pretesa di insegnare italiano o storia?

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Che lezione ha preparato per stamattina, signor maestro Mombelli ? chiede il direttore

– Una lezione su…Cristoforo Colombo! – dissi. Feci aprire il libro agli scolari e cominciai a spiegare. 

– Ma questa è una lezione libresca. Via il libresco, – gridò il direttore. – Scuola attiva! Scuola viva! Drammatizziamo, signor maestro, drammatizziamo! Scolari, in piedi…Voi siete la ciurma! Tu sarai Cristoforo Colombo, – disse a un ragazzino: – il vostro signor maestro sarà il marinaio che guarda se vede la terra…Signor maestro, vada alla finestra… Non ha un cannocchiale? 

-Veramente no!  

Il Maestro di Vigevano di Lucio Mastronardi, Torino, Einaudi.

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