Quando festeggiammo il compleanno di Eduardo.

Io continuo a crederlo vivo.

Diciotto anni fa, a Castrovillari, festeggiammo il suo compleanno.

Cento anni dalla sua nascita.

Il ricordo di oggi è offerto dall’anniversario della sua morte (34 anni or sono) e dalla mia nuova presenza nella città del Pollino.

Alcuni mi chiedono quando tornerò a recitare un’opera del genio partenopeo.

Eduardo è stato per il sottoscritto un Maestro nel senso più tradizionale del termine. Molte delle cose che conosco, gran parte della mia passione per il teatro, innumerevoli discorsi che ancora oggi mi tengono legato alla terra sono il frutto (ancora non maturo) del suo scrivere, del suo raccontare, del suo stare sulla scena. Se da giovane non avessi incontrato l’immenso drammaturgo napoletano probabilmente non mi sarai salvato dal becero letteralismo di Michele Murri, non avrei compreso l’indiscutibile tragedia di Ferdinando Quagliuolo, non avrei conosciuto la speranza di Napoli Milionaria e la disperazione dei Fantasmi. L’umanità delle sue creature sono state una grazia non inferiore all’esempio di mio padre.

Non so se capiterà nuovamente di usare le sue parole, certo, in tutti questi anni, ho continuato a guardare con i suoi occhi.

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Napoli 13-4-1958

Eduardo carissimo, non ti preoccupare di rispondermi. Anche se stai zitto, tu lo sai, io ti capisco e apprezzo il tuo cuore senza che tu faccia qualche cosa per dimostrarlo. Ti scrivo così… perché ho bisogno di sentirti un poco vicino e di farti sentire la mia vicinanza. Pietro mi ha scritto del tuo recital. Ti ringrazio per le parole che hai detto al pubblico di me. Tu mi hai dato una personalità nell’ arte che io e tutto il pubblico non conoscevamo. Sei stato tu ad indicarmi all’ ammirazione di quelli che applaudivano; tu, con Filomena Marturano come con la più scialba figura da te scritta, tu, sempre tu, col dirigere i miei passi e, soprattutto, col tuo esempio: ho imparato da te, Eduardo mio, a recitare. Quando si resta accanto per vent’ anni a un attore della tua forza, il meno che si possa fare è imparare a imitarlo. E’ come aprire una bustina di porporina d’ oro: per quanto si possa fare, ne resta sempre un pochino appiccicata alle dita. Non ti voglio dire altro. Lavora come sempre sereno e tranquillo sii quello che sei. Nessuno, niente mai potrà distruggere quello che hai creato! (Non rispondere)

Ti abbraccio Titina


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