Spiritus durissima coquit

Finita. E’ quasi finita. Ancora qualche giorno e forse sarà quasi finita. Chi scrive non verrà eletto, ma spera sino all’ultimo di poter essere almeno un elettore.

Dopo lo scioglimento delle Camere da parte del Presidente Mattarella, ci si aspettava una botta di vita tutta elettorale, ma confesso che è bastato poco più di un mese, Natale e Capodanno compreso, per gettare il sottoscritto, e immagino molti di voi, nel pieno sconforto. Nemmeno l’anno nuovo, generalmente foriero di speranze, ha retto al fuoco di fila della democrazia proposto da Vespa nella prima settimana del 2018. Berlusconi, Di Maio, Renzi, presenti al battesimo elettorale di Porta a Porta, offerto dal celebrante un po’ giornalista un po’ artista della televisione pubblica, hanno dato il via alla campagna elettorale. 

Con Kristof provo a convincermi che il 2017 probabilmente è stato l’anno migliore in assoluto nella lunga storia, ma non è facile e dalla mia terra, coda scorticata dell’Europa, risulta ancora più complicato. 

Nel 2013 la campagna elettorale mi sorprese a Nord. L’Italia era già un Paese in grave recessione. Venendo dal profondo Sud, il Nord Italia mi sembrava ancora capace di reggere il colpo della crisi, di tenere botta, come si dice a Modena.

La fine di uno sguardo ingenuo e il tracollo economico del 2009 avrebbe restituito ai miei occhi qualche diottria. A Sassuolo, dove insegnavo lettere in un istituto professionale, sempre più allievi raccontavano di genitori in cassa integrazione: il grande polo del Distretto Ceramico, fiore all’occhiello dell’Italia del boom, era collassato. L’anno dopo, quando finalmente cominciai ad usare la bici per andare a scuola, le cose non andavano meglio. In un serale della città i racconti di assunzioni eccessivamente facili si mischiavano alla nebbia delle lezioni, che si muovevano incerte fra presenze ed assenze.

Non avevo avuto il tempo di godermi la ricca Padania: nel giro di pochi anni non era più così ricca. La sfida elettorale di allora fu caratterizzata dalla fine dello schema bipolare. Berlusconi, Bersani, Grillo e Monti si misuravano da lontano, agitando i temi cari ai loro elettori. Nessun confronto diretto, come oggi, nessuna volontà vera di incrociare le spade.

A cinque anni di distanza e da una diversa latitudine, le cose appaiono più chiare e drammatiche. Lungi da me fare il solito ritratto del Sud arretrato ed insolente. A chi avesse letto con attenzione non sarà sfuggito lo schema di un pezzo che corre in parallelo, incapace di segnare antitesi così di moda. Si potrebbe dire, con gli occhiali di sempre, che la mancanza di prospettive occupazionali, le condizioni spaventose della sanità calabrese, lo scarso controllo del territorio non abbiano trovato risposta in questi anni. Il governo nazionale e quello regionale sono stati incapaci di far registrare progressi anche minimi e colpevoli di non aver posto la situazione sotto la lente d’ingrandimento della consultazione del prossimo 4 marzo. Il comune dove lavoro commissariato per infiltrazioni mafiose, tre effrazioni in soli sei mesi nella mia scuola e una busta gialla su cui compariva il mio nome scritto a penna come unico mezzo per ritirare i risultati di una banale analisi del sangue sono i segni tangibili di un ordinario degrado.

Nonostante questo la campagna elettorale ha fatto tranquillamente a meno di un dibattito serio sul debito pubblico, sul lavoro giovanile, sulla sanità, sulla cultura, sulla formazione. Temi centrali per la mia regione e per il Paese tutto. Se a quanto scritto sino ad ora si sommano gli omicidi, le vendette e i veleni veri o presunti sulle inchieste giornalistiche, le bufale e gli insulti delle piazze virtuali si può totalizzare la campagna elettorale peggiore della storia repubblicana.

Domenica si vota.  

Io andrò a votare: forse qui sarà l’ennesima domenica di sole, mi daranno in mano un paio di schede, parte di ciò che rimane di una strana democrazia, e tirerò fuori un paio di occhiali buoni per poter guardare un simbolo e segnarlo senza provare un po’ di vergogna. 

Buon voto, amici.

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Sette avvertenze elettorali. 

1. Ricordarsi di andare a richiedere la scheda elettorale.

2. Se ti dicono che non è ancora pronta, persistere.

3. Leggere con attenzione tutti i nomi dei candidati di ogni singola forza politica.

4. Cercare di capire chi sono i singoli candidati (curriculum, attività politica, eventuali inchieste a proprio carico o a carico degli stretti familiari mai criticati, eventuali condanne in primo grado, eventuali condanne passate in giudicato, persone con cui il candidato si è accompagnato negli ultimi anni)

5. Ricordarsi che se scegli una persona nel Collegio Uninominale voti tutti quelli del gruppone. Insomma se in cima alla lista c’è TOPOLINO, ma nel proporzionale c’è tutta la BANDA BASSOTTI. TI becchi la BANDA BASSOTTI e forse anche TOPOLINO.

6. Se decidi di votare per il meno peggio. Accertati che tutto il gruppo sia sostanzialmente il meno peggio.

7. Spera nel bene.

apparso su asteriscoduepuntozero

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