Il brand della III Repubblica

Ciò che più mi irrita della giornata successiva alle elezioni, oltre a Mentana ancora in piedi mentre io sono cadavere da divano, è l’idea di dover riferire ogni scelta al pari e dispari di chi vince e chi perde. Non solo perché questo non è sempre facile da capire – in questa occasione determinare vincitori e vinti non è complesso – ma perché tutto ciò è fuori da ogni costrutto veramente democratico. 

In occasione del Referendum del 4 dicembre 2016 mi era capitato di difendere la scelta di un sistema più rappresentativo e meno dirigista. Non si trattava di valutare i rischi di una deriva autoritaria, ma piuttosto prendere atto che le democrazie per essere tali hanno la necessità di puntare sulla partecipazione, sul dialogo e sul confronto. 

Ciò che proverò a fare in questo articolo, purtroppo non brevissimo, è proporre una delle possibili letture del voto politico dello scorso 4 marzo. Non l’unica, non la migliore, certamente la meno titolata. La pagina che proverò a scorrere è quella della piccola città in cui ho votato: Castrovillari. Lo farò per semplicità e perché sono convinto che ogni posizione sia legittima per guardare il mondo. 

Le elezioni politiche del 4 marzo non sono andate peggio delle precedenti. Hanno votato 32.825.399aventi diritto. La percentuale dei votanti in Italia si attesta intorno ai 73 punti, un paio in meno del 2013.  E’ vero, è la più bassa della storia repubblicana, ma è un successo visti i tempi e tenuto conto che nelle ultime Regionali si era pericolosamente vicini alla soglia psicologica di un elettore su due presente ai seggi.

In Calabria le cose sono andate addirittura meglio del 2013. Non c’è da brindare, ma il 63,63% ha deciso di recarsi alle urne, contro il 63,08 della scorsa tornata politica. Insomma più cittadini, 603 in più nella mia città (+3,71%). Sono ancora pochi e siamo lontani dalle regioni virtuose (Veneto 78,72% – Emilia Romagna 78,27%), ma il segno + da queste parti merita attenzione.

Infondata la preoccupazione della difficoltà del voto e delle possibili schede invalidate: a Castrovillari sono state 348 meno del 2013 (529). Il dato, in linea con l’intero Paese, dimostra che un Sapiens, nonostante tutto, può ancora tracciare una croce su di un simbolo. Le Bianche si attestano a 171 (243 del 2013): anche queste in calo.

Fino a qui credo che non ci sia molto spazio per le interpretazioni e, se si volesse, si potrebbe riferire oltre ai dati la sensazione di una maggiore partecipazione emotiva di uomini e donne, che pur di votare accettano qualche coda a causa del bollino antifrode.

A trionfare sono i candidati del MOVIMENTO CINQUE STELLE. Conquistano 221 (+8 nella circoscrizione estero)  seggi alla Camera e 112 al Senato. Nel Collegio Uninominale di Castrovillari Carmelo Massimo Misitiraccoglie 55.404 voti, di cui 5483 nella sola città di Castrovillari. La cittadina del Pollino assegna al Dottor Misiti il 49,29% delle scelte (2926 nel 2013 pari al 28,50%). Risultato quasi identico al Senato per Nicola Morra. Si tratta di un successo straordinario che proietta il M5S fra i grandi partiti di massa della storia del nostro Paese: una foresta di voti nell’urna che non si può spiegare semplicisticamente con i singoli alberi del populismo, del voto di protesta o del reddito di cittadinanza. Evidente, alla luce dello spoglio, la capacità dei grillinidi confermare il voto raccolto nella scorsa tornata elettorale e capitalizzarlo: pur nelle spire di un’inesperienza che costringe a qualche giravolta. Non perdere la credibilità e proporsi come l’unica forza che può rispondere ad una radicale richiesta di trasformazione è il vero obiettivo centrato nella consultazione.

La coalizione di CENTRO SINISTRA è ridotta a lumicino: a Castrovillari  raccoglie 1595 voti (2879 del 2013). Il Partito Democratico passa da 2184 a 1189 voti (dal 21 all’11%) perdendo circa metà del suo capitale di fiducia. Una sconfitta che segna la via stretta dell’arroganza di Matteo Renzi. La puntuale sostituzione dell’aggettivo con il sostantivo convince pochi elettori e il principio di realtà torna a turbare il sonno del leader democraticoe della sua classe dirigente nominata ed ossequiosa.

Adesso, per dirla con Christian Raimo, è stupido sostenere che chi non li ha votati non li ha capiti, che ha votato con la pancia e non con la ragione, che è un ignorante e odia la scienza. Tartuffeè stato smascherato e sarebbe bene, dopo 15 interminabili mesi, che lasciasse il partito senza nulla a pretendere. 

Le altre forze del Centro Sinistra sono ininfluenti. A Castrovillari si segnala la candidatura nelle liste proporzionali del socialista Gerry Rubini che trova nella città 227 sostenitori alla sua lista INSIEME.

Più significativo, sia in termini di voti che di analisi, è il destino del CENTRO DESTRA che raccoglie più voti del 2013 (3283 voti contro i passati 2889), ma cambia stato. Il dato che colpisce è rappresentato dai voti della Lega: a Castrovillari l’impennata nel grafico disegna un paesaggio familiare. Sono 792 gli elettori che la scelgono (9 nel 2013). Forza Italia perde circa 589 voti alla Camera. Fratelli d’Italia, guidata da Mimmo Munno, passa da 96 a 359 voti.

Salvini e la Meloni sono capaci di recuperare l’emorragia di voti Silvio Berlusconi, leader ormai corrotto dagli anni e dalle fatiche giudiziarie, e di sommarli alle velleità di chi crede al primato del popolo italico. Alla Lega, unico partito superstite della I Repubblica, si deve riconoscere la capacità di rinnovarsi, cavalcando le peggiori tendenze della destra. Coniugare prima gli Italiani con gli ultimi saranno i primi è un dogma dottrinale che solo un governo a guida Lega potrebbe risolvere. 

Si difende Rosanna Anele, candidata al Senato del territorio, con Potere al Popolo, trovando in casa 128 preferenze.

            Non è una giornata come un’altra e non solo perché la democrazia pretende il vestito buono della festa, ma perché i miei anni sono arrivati a 45. Voto da un quarto di secolo. La prima volta alle politiche del 5 e 6 aprile 1992. Ero un elettore poco consapevole, ma interessato alla politica. L’inchiesta di Mani Pulite avrebbe travolto la I Repubblica da lì a poco. Scelsi il Partito degli Onestidi Giorgio La Malfa. Lo ricordo perché nemmeno un mese dopo l’intero Partito Repubblicano era finito sotto inchiesta. Fu il mio primo errore da elettore, ne avrei fatto ancora decine. Oggi, dopo 5 lustri, continuo a guardare alla politica con maggiore avvedutezza, ma con lo stesso timore di essere raggirato. Forse perché la II Repubblica non è stata esattamente ciò che gli Italiani si aspettavano. Dopo Tangentopoli si decise di affidare il Paese ad un uomo nuovo. Così nuovo da durare per tutto il tempo delle mie delusioni. 

Oggi siamo alla III Repubblica. 

Sembra un terremoto, politico ma sarà davvero così? I ferri del Rosatellumhanno già salvato tanti candidati non eletti nei Collegi Uninominali recuperandoli nel proporzionale. In Calabria il PD è capace di eleggere soli 3 Parlamentari, ma due dei tre sono volti conosciuti della politica regionale (Enza Bruno Bossio, Ernesto Magorno). Renzi ha perso, ma il Gruppo Parlamentare è esattamente quello che lui ha scelto nella tormentata notte del Nazareno. Bossi torna in Parlamento, nuovo della sua condanna per truffa, e Berlusconi nella sua prima uscita post elezioni si dichiara garante del CENTRO DESTRA. I moderati sono sempre più isolati, il centro non esiste eppure siamo nuovamente alla Palude

Il rischio, come spesso accade nell’agone politico, è quello di confondere i sintomi con la malattia. Credere che la governabilità possa risolvere lo scontro sociale è un errore che l’Europa ha già pagato a caro prezzo. 

Percambiare verso, senza che questo rappresenti uno slogan, bisogna avere il coraggio di abbandonare sterili contrapposizioni. Discutere nel merito dei problemi di questo Paese. Uscire dalla logica del posizionamento del brand. Avere coraggio (quello che mancò al Movimento nel colloquio del 2013 con Bersani). Il voto del Nord e del Sud Italia ci consegnano ancora una volta realtà profondamente diverse, esigenze plurali. Il monologo a di cui ssiamo stati spettatori nella campagna elettorale è la negazione stessa della democrazia, se al monologo si aggiunge la povertà linguistica, segnalata da Claudio Marazzini, Presidente dell’Accademia della Crusca, allora si capisce come mai questo Paese sia così sciagurato e diviso. 

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