La cattiva condotta del 17 maggio 2019

Per una volta permettetemi di usare un titolo diverso per questo inutile diario.

Il fatto è che credevo di svolgere il mio fortunoso mestiere con coscienza e dedizione, meritevole della buona condotta, ma mi sbagliavo.

L’evidenza dell’errore si è imposta al caso. Un caso specifico: uno di quelli da segnalarsi come grossolano. Del resto certi sguardi di traverso possono traghettarci in acque melmose e maleodoranti.

Mi bastano ancora 20 righe per traversare il fiume da una sponda all’altra.

Le prime cinque le userò per scrivere il nome della professoressa , sospesa dal USP di Palermo per mancata vigilanza: si chiama Rosa Maria Dell’Aria, ha 63 anni ed è insegnante di italiano da quaranta.

Altre cinque righe basteranno a segnare come insufficiente la ricerca storica, quella degli allievi della professoressa, che semplifica, banalizza, riduce all’oggi uno dei provvedimenti più infami della nostra storia Patria. Si può accostare la miseria dei tempi, la disumanità di leggi che pescano nelle stesse acque torbide, non certo affermare la similarità del decreto sicurezza e delle leggi razziali. Non foss’altro, perché il miserrimo provvedimento di Salvini e compagni, banalmente cattivo, sarà oggetto di disamina della Corte Costituzionale (che spero francamente lo dichiari illegittimo).

Le ultime dieci dedicate al mio lavoro, alla fatica di insegnare ai miei ragazzi il rispetto dei diritti, la democrazia, la tolleranza, i principi della Costituzione antifascista. Continuamente provo a traghettare i miei allievi fuori dal lago putrido della propaganda, ad indottrinare, letteralmente portare dottrina alle loro giovani menti. Questo è il mio mestiere e lo faccio quando parlo della preistoria, dichiarando l’infondatezza del principio della razza, e quando discuto della mistoforia di Pericle e dei costi della politica, quando racconto della lex Petronia e dei provvedimenti di Antonino Pio sugli schiavi, o quando discuto dell’editto di Caracalla e della cittadinanza.

Ogni occasione è buona per fare politica, che la politica altro non è che vivere assieme liberi e rispettosi del pensiero degli altri.

Confesso, che in oltre 10 anni di onesta professione, non ho risparmiato critiche a Salvini e Di Maio, Renzi e Berlusconi. Ho cercato di farlo con la ragione degli argomenti e non nascondendo nulla di quanto era di mia conoscenza.

La professoressa Rosa Maria Dell’Aria torni al suo lavoro e il Ministro della Pubblica Istruzione si scusi, la Digos resti lontano dalle scuole.

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I fatti di Palermo costituiscono una minaccia alla libertà dei cittadini e un attentato gravissimo ai diritti sanciti dalla Costituzione: la libertà di opinione e la libertà di insegnamento. Una insegnante è stata esclusa per quindici giorni dall’insegnamento e da parte dello stipendio (ridotto alla metà) per non aver vigilato su un video dei suoi alunni che accosta il decreto salviniano sulla sicurezza alle leggi razziali del 1938 (cosa peraltro pensata da almeno un terzo degli italiani).

Il fatto è di una gravità inaudita. Chi riteneva i gesti di intolleranza del nostro ministro degli interni delle innocue pagliacciate deve ripensarci. Questo atto di forza vuole intimidire non solo una categoria (gli insegnanti) ma tutti i cittadini. E che si sia partiti dai docenti non è casuale: sono loro che devono insegnare il rispetto dei diritti, la democrazia, la tolleranza, i principi della Costituzione antifascista. La scuola da sempre è un terreno di resistenza. Per questo è stata colpita per prima.

Questa prova di forza è solo un inizio, un ballon d’essai per vedere quanto avanti ci si può spingere sin da oggi nella fascistizzazione dello stato. Per questo esige una risposta pronta e decisa. Già gli insegnanti e gli studenti di Palermo, che sono subito scesi in sciopero, hanno reagito con decisione.

Nessuno sottovaluti quanto è successo. Di qui in avanti nessuno è più sicuro e, come è successo alla insegnante di Palermo, chiunque può trovarsi la Digos in casa o in classe. Si sta procedendo alacremente verso uno stato di polizia, e bisogna resistere, resistere subito con gli strumenti della democrazia ma con il massimo di determinazione.

Romano Luperini

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