La buona condotta della prima settimana di febbraio

La prima settimana di febbraio chiude il doloroso viaggio delle iscrizioni scolastiche: torno a parlarne perché ritengo riprovevole la modalità con la quale continuiamo a orientare i nostri figli nell’oscuro mare del loro futuro

Mi era già capitato di scrivere contromano del rito coercitivo delle iscrizioni e della malsana idea di imbarcare ragazzi così giovani su inadatte baleniere, ma devo registrare, purtroppo, da un anno all’altro nessun ripensamento da parte degli armatori della scuola pubblica italiana.

Ci sono momenti in cui l’animo dei giovani è disposto di maniera che ogni poco d’istanza basta ad ottenerne tutto che abbia un’apparenza di bene. Mi fermo a bene: la parola successiva sarebbe sacrificio, ma capirete che il sostantivo non è di moda e farebbe certamente perdere iscritti.

Il paragone che segue, nel noto romanzo dell’autore milanese, quello con un fiore appena sbocciato che si abbandona mollemente sul suo fragile stelo, pronto a concedere le sue fragranze alla prima aria che gli aliti punto d’attorno, è l’elemento chiave della questione e sembra non debba riguardare solo la povera Gertrude, ma ogni singolo studente che, nelle settimane precedenti a questa, ha dovuto scegliere l’approdo superiore.

L’orientamento dovrebbe partire dalla piena consapevolezza della fragilità dei nostri ragazzi e offrirsi con timido rispetto, ma in momenti di burrasca non è facile guardare all’orizzonte e scorgere scialuppe di salvataggio.

Le onde dell’astuzia interessata, delle attese che verranno più o meno tradite, della propaganda di genere e di specie sorprendono spesso la vita dei nostri studenti per relegarli a spiagge involontarie ed irriconoscibili.

Nel territorio del Pollino, a Castrovillari per essere precisi, abbiamo addirittura mischiato le acque, creato mostruose sirene: Il Liceo Classico assieme al Professionale e al Liceo Artistico, Il Liceo Scientifico con la Ragioneria ed il Geometra.

Dopo il diluvio della crisi demografica lo specialissimo provincialismo borghese ha esercitato il diritto alla sopravvivenza, fagocitando gli ultimi e i penultimi.

I Licei, qui e altrove, hanno dispensato gli allievi dal distinguersi, inaugurando una pesca a strascico che sfortunatamente non produce uguaglianza, ma rinnova e moltiplica la misera. In alcuni casi, si è arrivati persino a propagandare il falso (provate a leggere qui).

Pinocchio, non deve più temere il Gatto e la Volpe, ma guardarsi dalla scuola che propone profumi, balocchi di nuova generazione.

Se desiderare bienni comuni per porre fine all”apartheid dei ricchi e poveri e all’indegno mercato dell’orientamento è un sogno inconsueto, provate almeno con i poli scolastici: un polo liceale, un polo tecnico e un polo professionalizzante.

In bocca al lupo, marinai.

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