La buona condotta del 3 marzo 2019.

La vecchiaia è un dato oggettivo non più trascurabile. Lo dico non perché faccio fatica a restare in piedi più di un’ora, ma per ciò che provo a cospetto di una marea di giovani.

Nella mia città, le scuole, quasi tutte, partecipano con dei gruppi mascherati alla tradizionale parata della domenica e del martedì di Carnevale.

Castrovillari è uno dei borghi che festeggia tradizionalmente il Carnevale. Sin da bambino ho vissuto l’atmosfera della festa: prima lo stupore infantile dei colori, poi la gioia della mascherata, e via via la risata dello scherzo, l’orgoglio della città del Carnevale documentato più antico della Calabria (1635), la noia dell’ennesima edizione.

Quest’anno, guardando la parata e insegnando in città, mi è successo di riconoscere tanti dei miei studenti impegnati in balli e canti.

Oltre cento ragazzi.

La gioia, la forza, l’energia che viveva nei loro corpi era sorprendente. Sembrerà strano, ma il solo fatto di non vederli ancorati alle miserie del telefonino, mi ha emozionato. La loro presenza evidente, il loro battere e levare in un rito collettivo non è cosa trascurabile.

Perché a scuola è così difficile creare momenti di piena partecipazione?

Se si riuscisse ad impiegare una parte di quella forza, un millesimo di quell’energia non avremmo più nessun allievo bocciato e soprattutto potremmo cambiare il mondo con uno solo di quegli sguardi.

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