La buona condotta del 2 settembre 2019

Fare la presa di servizio in una scuola tecnica fotografa esattamente la mia condizione di oggi.

Esiste nella carriera di un insegnante una pratica che risponde al nome di presa di servizio. Si tratterebbe del primo primo appuntamento con una nuova istituzione scolastica: un incontro, dopo il trasferimento e l’abbandono.

Essendo un imbranato di lungo corso, con quasi quindici anni di esperienza, provo, ad ogni maledetto inizio, un senso di inadeguatezza estrema E’ una forma ormai controllabile, che ha fatto pace con l’idea di non dover piacere a tutti, ma determina comunque mani sudate e l’angoscia dell’alito cattivo.

Le fisime sono difficili da comprendere, ma esistono: tant’è.

I fogli sono sempre gli stessi e se non fosse per l’Iban (lungo e da poco cambiato) potrei compilarli ad occhi chiusi. In quasi 15 anni ho dovuto firmare quei moduli ogni anno, sotto le mie mani sono passate decine di formulari e carte intestate di dubbia bellezza.

Non mi dispiace espletare la pratica della presa di servizio: nella carriera di un docente è un’interpunzione necessaria, un punto da cui ripartire.

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