KuroKo. III giorno di Primavera.

Prendo l’automobile, percorro via Roma, via del Popolo, poi via Carlo Musitano. Per strada mi fermo a dare un passaggio a Claudio Facchinelli e la sua signora. Avevo conosciuto Claudio Facchinelli nella primavera del 2002. Un tempo sufficientemente lungo da cancellare ogni traccia nella sua memoria. Il tragitto è breve, l’argomento di conversazione con la signora è uno di quelli che prevede delle temperature provvisorie.

Al Protos Café un bicchiere di vino, soccorrerà la memoria e il fresco.

Alle 23.00 siamo già in Sardegna: accolti da Alfonsina Panciavuota, classe 1932, l’ultima di nove figli, venduta a 10 anni come serva al padrone della miniera, Caterino Spinetti.

Vicino a me, Rosa Maria e Francesco, poco più in là Saverio e Cecilia. Sono stanco, ma a casa. Mi vengono in mente immediatamente le donne vestite a lutto interpretate da Saverio. La giornata è stata impegnativa: spero che lo spettacolo non sia troppo lungo.

Fabio Marceddu inizia il suo racconto: dopo tre fiati è già finito. I quattro lunghi penosi anni che Alfonsina porta sulle sue spalle nere sono segnati da movimenti netti, luci precise, litanie portate dal vento. I visi puntuti della famiglia Spinetti si compongono sulla trama sofferente di stoffe morbide e nere. La dignità di Alfonsina e del suo amore è una conquista dolorosa e fragile. Persino le lacrime sacrosante del finale sono un lusso che la miseria non può permettersi.

Un premio per questo spettacolo è poca cosa. Se potete, correte a vederlo.

ALFONSINA PANCIAVUOTA 

scritto e interpretato da Fabio Marceddu
ideazione scenica e regia Antonello Murgia
scene e costumi Paoletta Dessì
collaborazione drammaturgica Francesco Niccolini
aiuto regia Daniela Littarru
musiche originali composte da Antonello Murgia
fotografie di scena Francesca Mu e Davide Pioggia
produzione Teatro Dallarmadio per il progetto SEI In collaborazione con EXMA Exhibiting and Moving Arts

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