Buona condotta del 14 novembre 2018.

C’era una volta, in ogni classe, un allievo che si era guadagnato l’ingrato compito di andare a recuperare il registro nella sala professori o nel cassetto del docente, sanando una ferita nella memoria dell’insegnante.

Era un lavoro poco gratificante e per nulla retribuito, ma restituiva un senso di libertà sopravvenuta, un sovrappiù di aria insperata.

Oggi le passeggiate di quello studente sarebbero misurate e messe a sconto di un paio d’ore di alternanza scuola-lavoro.

La storia a questo punto può proseguire in due modi.

A NORD

Gilberto, oggi, non esce più di classe. I registri cartacei non esistono più e lui raramente si affaccia in sala insegnanti. In verità anche i professori frequentano meno la sala. Solo i più socievoli continuano  a passarci per scambiare due chiacchiere o prelevare qualcosa dal cassetto. Quelli scorbutici e con i cassetti perennemente vuoti, come il sottoscritto, vanno direttamente in classe. Accendono il pc (sempre con il sacro timore del malfunzionamento) e, una volta arrivati gli studenti, fanno l’appello. Gilberto è fra i primi ad arrivare e anche se ieri era assente, non dovrà giustificare alcunché. I genitori sono tenuti a sapere della sua mancata presenza a scuola. Bastano pochi minuti per l’appello: se la linea tiene è davvero un volo leggero sui loro nomi, una carezza alfabetica. Tutto ciò che viene scritto dal professore è visibile (naturalmente nel rispetto della privacy degli altri allievi). E’ giornata di verifiche orali e purtroppo sarà proprio Bertoni ad essere interrogato, si chiama Gilberto Bertoni. L’orale non è eccellente, ma è comunque pienamente sufficiente. Scrivere il voto non è complicato: fra otto giorni la valutazione sarà visibile alla famiglia ed immodificabile (salvo richiesta scritta del docente alla Dirigenza o chi ne fa le veci).

Sono rari i casi in cui i genitori di Gilberto vengono contattati dalla scuola, in quanto le comunicazioni passano tutte attraverso lo strumento del registro elettronico ed è lo stesso registro che ogni settimana manda il report delle assenze settimanali al numero indicato dal genitore, tramite sms. La scuola non invia pagelle, non stampa nulla ad eccezione di una lettera di report a fine del primo periodo per avvertire le famiglie degli studenti che hanno più di 4 insufficienze, ma Gilberto non avrà nessuna lettera. Pur non essendo il migliore della classe è un ragazzo diventato con il tempo responsabile ed attento.

A SUD

Sarà in nome dell’alternanza, o forse semplicemente per assecondare la nostalgia, che la mia scuola, A.D. MMXVIII, ha deciso di reintrodurre il registro cartaceo.

Prima del suono della prima campana, ogni santo giorno, il buon docente scrupoloso del sud si reca in sala insegnanti a firmare un foglio presenza: un brogliaccio brutto, generalmente stampato mensilmente, che contiene i nomi di tutti i docenti in servizio presso quel determinato plesso. E’ uno strumento largamente illegittimo, non previsto da alcuna normativa e in buona sostanza meno utile della carta igienica, ma in ossequio alla tradizione albertina si appone la prima firma, a dimostrazione di una lunga pratica di scrittura.

Il docente con buona memoria, ed una certa abilità manuale, derivata da una concreta evoluzione della specie, afferra il registro di classe e si avvia nell’aula dove dovrà tenere la lezione, in attesa del suono della campana che ne segna l’avvio.

E’ mattina e una volta nella sua auletta, tre metri per tre metri per tre metri, appone la sua seconda firma sul registro cartaceo, ribadendo la sua ferma volontà di esserci e testimoniando sprezzo del pericolo, visto l’imminente inizio delle lezioni. Solo dopo la seconda firma potrà fare l’appello, segnalando gli studenti assenti e annotando, volta per volta, gli innumerevoli ritardi.

Giuseppe non arriva mai in ritardo. E’ lui che quando il prof. dimentica il registro si precipita a recuperalo. Oggi non succederà. L’appello inizia senza intoppi e una volta terminata la conta si passa al rito delle giustificazioni: un genere letterario di prima grandezza che merita uno scritto dedicato.

Alle 8.20, dopo 20 minuti dal suono della prima campana, se nel frattempo si è stati così scaltri da avviare il computer, si può passare alla compilazione del registro elettronico. 

E’ questa la volta della terza firma, sospesa fra il super Io e l’Es . L’uno o l’altro dovrà rifare l’appello, riportare gli allievi che dovevano giustificare e non l’hanno fatto e quelli che invece si sono degnati di dare una motivazione alla loro assenza.

I genitori di Giuseppe, pur essendoci un registro elettronico, non sono tenuti a sapere se la prole frequenta o non frequenta ed è proprio l’istituzione scolastica che ogni volta deve avvertire di assenze, ritardi, mancate giustificazioni. Le credenziali per accedere al registro sono uno strumento per genitori che hanno frequentato un master specifico presso l’alta scuola di specializzazione per cybernauti.

Oggi è giornata di verifiche orali. Sarà proprio Bruno ad essere ascoltato. L’orale non è eccellente, ma Giuseppe è uno studente attento. Scrivere il voto non è complicato: chissà se la famiglia vedrà mai la valutazione: ad ogni modo potrà essere cambiata a piacimento non essendoci alcun tipo di blocco.

I genitori di Giuseppe Bruno sono chiamati continuamente a firmare fogli. Qualsiasi comunicazione passa attraverso la carta, fregandosene bellamente della digitalizzazione . L’andamento scolastico dell’allievo è esclusiva responsabilità della scuola.  La scuola invia pagelle, fornisce libretti di giustificazione, moduli cartacei di ogni tipo stampa e concorre alla sana e giusta deforestazione.

Il registro elettronico non solo non è servito a Peppino, che continua ad andare in sala insegnati a prendere il registro di classe, ma ha complicato il compito dell’insegnante.

Spieghiamo la prossima volta, sperando di avere la seconda ora.

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