Buona condotta del 11 marzo 2019.

In Conversazione su Tiresia, andato in scena lo scorso 11 giugno 2018 al Teatro Greco di Siracusa e replicato in televisione qualche giorno fa, Andrea Camilleri citava lo scrittore e filosofo Julien Benda: “Che le vostre risposte siano, sì – no. E soprattutto non cercate di spiegare il sì e il no, perché ogni spiegazione è già un compromesso”.

Sarebbe auspicabile rispondere sempre con la dovuta chiarezza ad ogni domanda formulata. Per me è chiaro non ciò che risulta semplice, ma piuttosto quello che acceca. La scuola ha dovuto abbandonare la strada della luce, per percorrere quella più ombrosa della burocrazia.

S’intenda: si può fare tranquillamente a meno dell’una e dell’altra. Per fortuna il mio mestiere non necessita di verità, ma verosimiglianza.

Nonostante ciò, in moltissime occasioni mi piacerebbe far mio il motto del filosofo francese Benda, riproposto dal Maestro Camilleri.

-Prof., ma le prove Invalsi sono anonime?

Questa una di quelle domande a cui un insegnante dovrebbe rispondere facilmente con un sì o con un no, ma anche in questo caso l’avverbio monosillabico si trasforma in una lunga processione di argomenti.

Il motivo per cui le prove Invalsi non mi convincono non sono oggetto di questa pagina, ma vorrei almeno chiarire perché il finto anonimato mi sembra addirittura peggio delle misurazioni dell’Ente preposto.

Dire ad un allievo che le prove sono anonime, peraltro mentendo, è l’ennesima nuvola nel cielo rabbuiato dalla deresponsabilizzazione.

Fare il bello ed il cattivo tempo non è più una prerogativa di marzo.

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