La buona condotta del 29 giugno 2019.

L’ultimo impegno scolastico passa dall’ennesimo Collegio dei Docenti: quello dei rendiconti che non tornano.

E’ certamente fra le peggiori messinscene dell’anno. Se mi era capitato di paragonare il primo Collegio alla cacciata dell’uomo dal Paradiso, questo potrebbe equivalere per cattiveria e orgoglio all’ultima piaga prima dell’esodo.

La convocazione è per le 17.00 e dando un’occhiata al programma serviranno almeno tre ore prima della fine della commedia. Fra PTOF, RAV, Alternanza scuola-lavoro, inclusione, qualche rimprovero e decine di… Bravo! Grazie; Bravo! Grazie; si sono fatte le 20.00.

Vorrei essere a casa, vorrei poter guardare in pace un telegiornale, ma non è ancora finita.

-Bravo!

-Grazie.

Le ultime cose sono incomprensibili, tre ore in un’aula rovente, assieme ad altre 70 persone, regalano momenti straordinari di formalina al sudore con conseguente perdita di coscienza.

E’ finita, ma alle 21.00 c’è il saggio del laboratorio di Teatro. In scena, Le Troiane, di Euripide. La professoressa Lo Passo, collega gentile che cura il laboratorio, mi ha scritto per invitarmi.

Vado a vederlo.

-Bravo!

-Grazie.

Il Teatro Vittoria, di Castrovillari, pure se non allestito, è meglio dell’Aula Magna. Il caldo è il medesimo, le sedie egualmente scomode, ma gli spazi sono certamente più adeguati alle presenze. Il laboratorio teatrale è condotto da Dario De Luca di Scena Verticale. Un laboratorio che ormai vive da oltre vent’anni. Alcuni dei partecipanti di 20 anni fa ora sono bravi attori, dirigono compagnie nazionali di buon livello. Ricordo Rosario Mastrota, fondatore e co-direttore artistico della Compagnia Ragli, Fabio Pellicori, reduce da un impegno con Scamarcio nel film Lo Spietato, che oggi gestisce il Teatro della Chimera, ricordo altre emozioni più squisitamente private. Erano tempi migliori, più giovani, con i treni che arrivavano comunque in ritardo, ma con viaggi laboratoriali che duravano per almeno sei mesi. Si aveva il tempo di seminare bene e piantare radici profonde che potevano dare buoni frutti, come nel caso di Fabio e Rosario. Adesso il lavoro è fatto in un mese e i risultati non sono paragonabili ai lavori di allora. Ciononostante, Dario è un mirabile professionista e la messinscena risulta dignitosa. Le finzioni dei ragazzi sono certo più credibili di molte relazioni lette in Collegio Docenti e soprattutto le parole di Euripide mandate a memoria dagli studenti rappresentano per loro (e per noi) un patrimonio di inestimabile valore.

-Bravo!

-Grazie.

Gli applausi finali riportano le lancette al Collegio. Le celebrazioni tornano a disturbare la scrittura misurata del più rivoluzionario dei tragediografi greci. La fatica della memoria conquistata in poco tempo e la gioia di studenti normali, la stessa normalità vagheggiata sulle nostre coste, viene resa mostruosa da un’inutile, quanto mai pietosa, standing ovation.

-Bravo!!

-Grazie!

All’appello manca un lavoro adeguato sulla drammaturgia (seppure non mancassero ottimi spunti), impossibile in un mese, il contributo del Liceo Artistico, che dovrebbe interrogarsi sul significato dello spazio scenico, impossibile in un mese, e purtroppo mancano i ragazzi del professionale, veri sconfitti, sacrificati dal sistema d(‘)istruzione sulla battigia dell’indifferenza.

La strada da fare per tornare a casa è lunga.

Perché facciamo così fatica a comprendere che passa per il teatro un’educazione senza infingimenti, una ricerca profonda di verità difficilissima da trovare?

-Bravo!

-Grazie.

Studiate, ragazzi, studiate. Di più, meglio. Chi vi applaude, primo fra tutti chi scrive, vale poco. Se le parole di Euripide sono ancora così taglienti, fanno ancora così male è perché non siamo stati così bravi ad interpretare l’angoscia di Ecuba, non abbiamo ben compreso il dolore di Andromaca, siamo stati sordi al pianto di Astianatte.

Studiate, ragazzi, studiate. Di più, meglio, meglio di come abbiamo fatto noi.

Grazie.

Bravo!

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