La buona condotta del 15 aprile 2019.

Quest’anno faccio da tutor in un PON. Ho sempre rifiutato. Non ho mai aderito a nessuna chiamata di questo tipo, ma la scuola, come la vita, è terreno di compromessi. Alcuni di questi costano molto cari.

La sigla PON significa Programma Operativo Nazionale. Si tratta di Fondi Europei stanziati per la scuola, la ricerca e l’innovazione (programma 2014-2020).

In teoria una pratica eccellente. In pratica una iattura.

La teoria non è complicata. In un Paese come il nostro a secco di benzina, ogni combustibile è utile a far andare una macchina che stenta ad accendersi per mancanza di carburante.

I soldi, pur essendo utile strumento da scambiare con i benzinai, nulla possono sulla natura del conducente. E certi conducenti sono sempre in rosso, perché dicono di conoscere la loro macchina.

Nel caso di specie, dopo diversi anni da passeggere, annoto con disappunto che la cronaca mancanza di benzina è il male minore.

E’ il conducente ad essere inadeguato. Corre in maniera sconsiderata, non ha nessuna contezza della strada da fare e della meta da raggiungere, affonda il piede sull’acceleratore con le marce basse. Molte volte si affida a un navigatore più imbranato di lui.

I soldi entrano nella colonnina, la benzina viene erogata. La macchina ingolfata riparta a strappi e il viaggio improvvido inizia: dopo un centinaio di chilometri ci si accorge che la meta era sbagliata e la spia segna nuovamente l’anima in riserva e il cuore che non parte.

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