Il sabato del villaggio del 7 settembre.

Settembre, nella grammatica dell’anno, è un segno d’interpunzione specialissimo. Pur non avendo congedato l’anno corrente, ci ritroviamo, quasi tutti, a riprendere le nostre attività, dopo aver tirato il fiato. E’ un mese a cui avevamo appeso molti improvvidi desideri. Ci sarà da cominciare la dieta, fare un po’ di palestra, leggere un po’ di più, riprendere a scrivere quei racconti mai terminati, fare meglio al lavoro o cercarne uno più seriamente.

Questo stacco intermedio tra due proposizioni complesse dell’anno è il figlio più bello del nostro tempo. Dopo il punto, rappresentato dall’estate, la virgola torna a ricordarci che c’è ancora una porzione d’anno da spendere per realizzare i nostri desideri, per sognare forte, per incontrare gli altri. 

A settembre ognuno di noi può sperare in una scuola buona; in un lavoro migliore; in un marito o una moglie più comprensivi; in un figlio più attento; in un governo più efficace e meno litigioso. 

Il rischio che si corre, e dispiace, è quello di dimenticare la prima proposizione, osservare l’ultimo scorcio dell’anno senza conservare la memoria del passato più prossimo. 

Ricominciare non è semplice, ma è certo meglio che essere schiavi dell’eterno presente; battuti dalle logiche di un passato che non concede repliche; intontiti da un futuro che ogni volta promette senza mantenere.  

Ben trovati, amici… e buona domenica.

Apparso su asteriscoduepuntozero

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