I Salviniade (gennaio). Introduzione e prima impresa.

Dirò d’Orlando in un medesmo tratto
cosa non detta in prosa mai, né in rima:
che per amor venne in furore e matto,
d’uom che sì saggio era stimato prima;

Non si può tacer delle gloriose vicende di un eroe! Del resto un Popolo non può dirsi tale se non può portare in gloria la statua del suo Salvatore.

E’ per questo, che dopo mille dubbi e riluttanze, sfidando la proverbiale modestia dell’idolo padano (e oramai non solo), un uomo meschino ha deciso di compilare un libello per contare e nomare le meravigliose audaci gesta del Viminale homo.

Sin d’ora chiedo scusa se il mio breve tempo mortale non mi permetterà di numerare al meglio gli arrivi e le partenze del prode soccorritore, sin d’ora venia chiedo se non sarà capace di digerir le colazioni, i pranzi e le cene del novello Trimalcione.

Si sa, chi scrive non ha stomaco e spesso vive seduto fuori dall’azione. La ragione impedisce il movimento e gli eroi hanno passo veloce e felpato. Inseguiremo il vento.

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L’anno si apre a Bormio (Sondrio), in Valtellina. E’ il sesto Capodanno in alta quota. Il posto giusto per darsi delle arie. Aria buona, rarefatta, con la retorica di montagna il gusto ci guadagna.

Del resto è in alto che abitano gli Dei e dall’alto iniziano le storie. La cima è la sua casa: segni fausti si leggono nel cielo vicino.

A noi non resta che affrontare la salita. Percorrere la lunga strada che porterà alla cima del tempio: in alto l’incontro fra umano e divino.

Basta una cadrega a rinnovare l’antico discorso della montagna. Alla vecchia maniere, a mani nude, l’uomo della Provvidenza tiene stretta la folla che chiede di non mollare.

Le ruspe restano spente, risparmiano il rumore del crollo ad orecchie plaudenti.

Il mostruoso vizio della nutella e dello spritz prende vita nel tormento del suo parlare: sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno o da un cattivo maestro delle elementari.

Davanti a lui basta chiedere e sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.

I piangina vengono tenuti lontana dalla lieta novella: il discorso delle beatitudini è sostituito momentaneamente con un selfie.

Quando Matteo ebbe finito questi discorsi, le folle restarono stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha l’autorità del giubbotto da poliziotto che indossa.

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