Caffè Teatro del Pianto e del Riso

Rileggendo il manifesto che pubblicammo con la nascita del Caffè Teatro del Pianto e del Riso ritorna alla memoria la forza e l’energia profusa per realizzare quel progetto. Metter su un teatro in pochi mesi non fu una cosa semplice. Servirono un po’ di soldi, tanti amici, la fatica di Fabio Cesana (vero mentore dell’allestimento) e tutta la grazia di braccia giovani.

Il palco fu inchiodato tavola, dopo tavola da molti degli aprusti (ricordo Antonio De Biase, Luca Donadio, Mimmo Donato, Domenico Perri, Leonardo Pandolfi, Luigi Grisolia). Fu un esperienza meravigliosa, che arrivò a compimento quando lanciammo la prima stagione teatrale del Caffè Teatro del Pianto e del Riso.

La competenza di Massimo Gatto ci accompagnò nella realizzazione di un sogno, offrendoci la professionalità che mancava e una sana dose di senso della realtà.

A rileggere i nomi dell’epoca si comprende che il nostro era più di un tentativo velleitario di offrire uno spazio alla città.  

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Nasce il Piccolo Caffè Teatro del Pianto e del Riso. 

Sono abrogate le parole: Teatro d’avanguardia, Teatro d’accademia, Teatro amatori o Teatro dilettante, Teatro sperimentale, Teatro classico, Teatro moderno, Teatro di ricerca e tutte le loro derivazioni. La radice di questa abolizione è semplice: non esiste avanguardia che abbia mai guardato avanti, troppo intenta a rimirarsi in uno specchio di snobismo e narcisismo immotivato; non esiste accademia in quanto il teatro non ha mai avuto bisogno di una tomba di blasoni e formalità per meritarsi il suo nome; non esiste Teatro d’amore o di diletto o di qualsivoglia etichetta di rassicurazione per i cuori banali; non esiste teatro di ricerca o di esperimento perché finora ogni esperimento è stato vano e ogni ricerca inutile, infine, non esiste alcun teatro classico o moderno in quanto il nostro tempo preferiremmo scontarlo da soli. 

Il Caffè Teatro ignora, pur conoscendola, la distinzione fra Teatro di parola e Teatro visivo, ignora, pur conoscendole, le distinzioni fra platea e galleria, la distinzione fra spazio scenico e spazio destinato al pubblico, rinnega, conoscendola, la distinzione fra Teatro comico e Teatro tragico, non riconosce, pur avendole conosciute, l’unità di tempo di luogo e di azione se non nella narrazione, disconosce il pubblico se non nel personaggio che impersona.

E’ abolita per sempre la parola immedesimazione nell’uso comune. Abolite le parole: patrocinato, sovvenzionato, finanziato, sponsorizzato, promosso. 

Sono bandite le poltrone riservate e bandite le persone che vi si sedevano sopra, sono tassativamente esclusi dal teatro i vincitori in genere ed i vincenti per professione.

Nessun rapporto esiste fra il Caffè Teatro e l’università, nessun rapporto fra il Caffè Teatro e l’accademia. Nessun rapporto con intellettuali mercenari e sperimentatori senza idee. Nessun rapporto con la realtà, se inestetica. Nessun rapporto con l’estetica, se irreale.

E’ severamente vietata l’entrata a chi non ha mai dissentito in maniera palese in un luogo pubblico, a chi disconosce le emozioni, la paura, la partecipazione, il credere.

Con il Piccolo Caffè Teatro del Pianto e del Riso nasce il Teatro del nuovo dissenso, il teatro del profondo. Da oggi tutto torna ad essere occulto: il puro ai puri.

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