Viaggi illegittimi

Il cammino è appena iniziato e il viaggio è già finito.

Ho visto Luca De Filippo per la prima volta ad Altomonte: nel 1994. L’allora glorioso Festival dei due mari proponevaIl Contratto, commedia che meriterebbe di essere ripresa e studiata ancora, un testo forse capace di raccontare meglio di altri ciò che sta accadendo oggi. 

Tornammo ad essere suoi spettatori a Roma, nel ottobre del 1996. Fabio, forse, tiene a mente la data, il numero di poltrona e la targa del taxi che ci accompagnò fino al Teatro Parioli. Io ricordo perfettamente una telefonata a Loredana, lo stupore delle musiche di Sinagra e la meraviglia di vedere Luca nei panni del servo della tradizione partenopea. Pulcinella stava davanti a me e la maschera di De Filippo nascondeva tutti i teatranti che avevo sentito nominare: Da Fiorillo a Petito, da Altavilla ad Eduardo. Fu una serata di cui parlammo per anni e in quella occasione portammo a Luca un libretto di sala di uno spettacolo che avevamo rappresentato a Castrovillari. Era il 1996, il Cine-Teatro era Ciminelli, lo spettacolo Ditegli Sempre di sì. Fu così gentile da scriverci una lettera per ringraziarci dell’omaggio. La conservo.

Nel marzo del 1997, eravamo a Modena, città di un’amica, dove sarei diventato padre quindici anni dopo. Allora, nel ‘97, mi sentivo semplicemente figlio. Figlio illegittimo di una grande tradizione, ladro di parole e di certi gesti che Luca incarnava alla perfezione nelle piècedi quella sera. Faceva Uomo e Galantuomo, ci divertimmo moltissimo. La serata passò velocemente: il ritmo dello spettacolo era accelerato ed incorniciato da citazioni che richiamavano i film muti dei primi del ‘900.

Nel 1999, al Brancaccio, fu la volta di Ditegli Sempre di sì, questa volta il protagonista era Gianfelice Imparato e Luca firmava una regia misurata, sobria di cui ricordo ancora i divertenti giochi di luci ed ombre che spaventano Michele Murri, protagonista della scrittura drammaturgica che conoscevo letteralmente a memoria.

Continuammo a seguirlo con il progetto di Eduardo al Kursaal: quella sera c’era Massimo e tanti amici di Aprustum.A Gennaio del 2006 lo vedemmo ancora al Teatro Rendano,di Cosenza, con Napoli Milionaria.Rischiammo di non entrare ed ebbi paura di aver scomodato una mia collega della SSIS, poi diventata mia moglie. Ci sistemarono alla terza campana in loggione.

Iniziò poi la mia vita a Nord.

Rivedere Luca aveva un gusto diverso. Significava in qualche modo tornare a casa, risentire la lingua delle origini. A Bologna vedemmo, assieme a Melina, Le Voci di dentro, guardando con attenzione un attore che avevo visto recitare a Primavera dei Teatri e l’anno prima a Cosenza, che ci era parso particolarmente bravo: Marco Manchisi. Le regie di Francesco Rosi non sempre mi convincevano, ma regalavano ad Eduardo qualcosa che non era propria della tradizione napoletana, e Luca era sapiente custode di un equilibrio difficile.

Ci perdemmo Filumena Marturano, ma vedemmo l’anno dopo Le bugie con le gambe lunghein un affollatissimo Teatro Storchi. 

Da ieri non c’è più e dispiace. Dispiace per i suoi cari, per le sue città, dispiace per ciò che rappresentava per il teatro italiano, ma si sa che un attore muore un po’ di meno. 

Buon viaggio, Maestro.

apparso su asteriscoduepuntozero

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