La befana socialista!

Fra le mille befane possibili, quella che vi propongo è la Befana Socialista.

Ci sarebbero tre desideri da sottoporre con fretta alla pregevole vecchietta: il primo è quello di infilare nel sacco una proposta di Sanna Marin, la più giovane premier del mondo. Un desiderio giovane con un vecchio naso: quella di lavorare meno, essere pagati di più e offrire al maggior numero possibile di essere umani un impiego dignitoso.

Il secondo dono da caricare sulla scopa di saggina è qualche buon proposito per migliorare la nostra preparazione culturale. Ogni rivoluzione, scriveva Antonio Gramsci, è stata preceduta da un intenso lavorio di critica, di penetrazione culturale, di permeazione di idee attraverso aggregati di uomini prima refrattari, poi uniti in un abbraccio. Uscire dalla condizione di povertà e isolamento verso la quale gli essere umani sono stati accompagnati è il primo passo per prepararsi al volo: non è possibile sperare in un individuo naturalmente solo e disponibile ad un progressismo umanitario. Conoscere se stessi vuol dire essere se stessi, vuol dire essere padroni di se stessi, distinguersi, uscire fuori dal caos, essere un elemento di ordine, ma del proprio ordine […] E non si può ottenere ciò se non si conoscono anche gli altri, la loro storia, il susseguirsi degli sforzi che essi hanno fatto per essere ciò che sono, per creare la civiltà che hanno creato e alla quale noi vogliamo sostituire la nostra.


Il terzo dono, che sostituirei volentieri ai dolciumi delle liste civetta, è quello di poter votare il simbolo dei socialisti senza alcun companatico. Avere una lista di uomini e donne che responsabilmente si dicono socialisti, umili e caparbi seguaci di un’antica tradizione, che la cosa più fastidiosa della befana non è il carbone, ma i suoi intollerabili panneggi.

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