il sabato del villaggio del 2 novembre 2019.

Negli ultimi giorni mi sono imbattuto in un romanzo di Janusz Korczak. Autore polacco di famiglia ebraica, morto nel campo di sterminio di Treblinka nell’agosto del 1942. Il volume, pubblicato da Luni Editrice, è un piccolo testamento di questo immenso medico, pensatore, poeta, definito da Bruno Bettelheim uno dei più grandi educatori di tutti i tempi. Korczak consumò tutta la sua vita cercando di consegnare nelle mani dei più piccoli un mondo più giusto e rispettoso. Mentre leggevo queste straordinarie pagine, a Palazzo Madama, precisamente nell’aula del Senato della nostra Repubblica, la becera ignoranza della peggior Destra della storia politica repubblicana prendeva forma perfetta, astenendosi sulla richiesta di istituire una Commissione sul razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio, promossa da Liliana Segre, ottantanovenne scampata al genocidio nazi-fascista.
Un secondo dopo la votazione, tutte le forze politiche presenti in quell’aula, i 151 uomini e donne, che hanno giustamente tributato alla Senatrice Segre un lungo e commosso applauso, avrebbero dovuto sentire in maniera inequivoca che non vi è spazio alcuno per le divisioni all’interno del campo di ciò che resta delle libertà civili. A chi, in maniera impropria, cita Orwell, bisogna ricordare che l’opera del genio britannico ci consegna al pensiero critico, ci ammonisce per le nostre semplificazioni, ci avverte del pericolo delle menzogne ideologiche. Le stesse che da sempre torturano e uccidono milioni di essere umani.

Buon ricordo, amici.

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