La sala era piena. Ismaele trova posto, io resto fuori, ma avevo avuto modo di vedere lo spettacolo e credo di poter scrivere le mie dieci righe.
Il Figlio
KR70M16 – Naufrago senza nome è la storia vera di Karamu. Un naufrago clandestino che viaggia per arrivare in Italia dall’Africa. Il nome in codice del titolo sta per KR, provincia di Crotone, 70 cioè il settantesimo ritrovato, M per il sesso e 16 per l’età. Nello spettacolo Karamu è già morto e fa conoscenza con due personaggi: il guardiano del cimitero e il dottor Schwartz, entrambi spiriti condannati a un’eterna vita ultraterrena. Il naufrago non ha un vero nome sulla bara perché con sé non ha documenti. Pur morto, a Karamu resta il sogno di far sapere alla madre che è morto, affinché lei non soffra. Il finale è commovente e drammatico.
Saverio La Ruina interpreta bene il dottor Schwartz, mostrando il dolore che prova per la sua popolazione e dimostrandosi disponibile ad ascoltare il piccolo naufrago.
Dario De Luca interpreta il guardiano del cimitero e rende unico il personaggio con abitudini e modi di fare caratteristici, come parlare un po’ in dialetto e disegnare oggetti che non esistono, con i quali gli spiriti interagiscono.
E infine la protagonista, Cecilia Foti. Considero l’attrice una veterana. Ho adorato come ha fatto parlare Karamu, come lo ha caratterizzato e come ha messo in pratica il suo talento nella recitazione. A lei non posso fare critiche.
4 rose
Il Padre
KR70M16 – Naufrago senza nome è uno di quegli spettacoli che ho avuto la fortuna di incontrare più volte. La prima volta sotto forma di lettura, al Teatro La Chimera, quando era ancora una promessa affidata alle parole e all’immaginazione. Poi, all’incirca un anno dopo, poco prima della presentazione al Teatro India di Roma, quando quella promessa aveva già trovato corpo, ritmo e direzione. Non sono riuscito a rivederlo ieri, ma ho avuto modo, nel tempo, di misurare il valore della sua lunga gestazione e osservare come un’idea possa maturare senza perdere urgenza. Lo spettacolo è certamente cresciuto nel tempo, ha acquisito densità, precisione e consapevolezza scenica, confermando la bontà di un percorso che non ha avuto fretta di arrivare. Quando lo vidi nel gennaio scorso, l’unico elemento che sembrava richiedere ancora un ulteriore lavoro riguardava la figura di Ladislao Schwarz. Personaggio centrale e affascinante, meriterebbe forse un approfondimento più chirurgico, capace di renderne ancora più nitidi contorni, motivazioni e peso drammaturgico. Questa, però, è una piccola osservazione, forse già passata di moda. Ciò che non passa, invece, è il teatro quando prova a raccontare il suo tempo.
Nessun fiore, ma opere di bene.
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KR70M16 – Naufrago senza nome
Scritto, diretto e interpretato da: Saverio La Ruina
Con: Cecilia Foti e Dario De Luca
Musiche originali: Gianfranco De Franco
Disegno luci e illustrazione: Dario De Luca
Luci e audio: Daniele Nocera
Costumi: Cecilia Foti
Responsabile allestimento: Giovanni Spina
Assistente alla regia: Rosy Parrotta
Organizzazione: Egilda Orrico
Amministrazione: Tiziana Covello
Produzione: Scena Verticale
Foto: Tommaso Le Pera
Ph. Angelo Maggio.

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