Questa volta siamo seduti distanti. La fila è la stessa, ma le poltrone sono una all’estremità dell’altra.
Il Figlio
Nada del amor me produce envidia mi ha fatto saltare dalla poltrona.
La trama è semplice. Una sarta che svolge il suo lavoro regolarmente ma che un giorno ha un incarico speciale: fare un vestito a Libertad Lamarque, un’attrice molto nota nell’Argentina dei primi del Novecento. L’unico problema è che il giorno in cui il vestito della diva è ultimato, Eva Perón, conosciuta da tutti come Evita, moglie del Presidente dell’Argentina, pretende di averlo. La sarta è incredula. Per la prima volta nella sua vita si trova di fronte a un bivio: ha il potere di scegliere. Questo imprevisto porterà a scenari inimmaginabili. Lo spettacolo è in prima nazionale e si basa su una leggenda metropolitana argentina. Silvia D’Amico ha svolto un lavoro eccellente nell’interpretazione della sarta, anche grazie ai movimenti coinvolgenti e all’adattamento. L’unica pecca dello spettacolo è un microfono molto fastidioso perché durante lo spettacolo ha smesso di funzionare correttamente. Sono stati 60 minuti di fuoco e ho apprezzato questo spettacolo bruciante.
Buona la prima.
3 rose e un girasole
Il Padre
Al centro della scena c’è una sarta, una donna comune, chiamata a scegliere fra la sua usuale prudenza e l’irruzione improvvisa del destino.
Al centro della scena c’è un’attrice, una professionista non comune, che deve misurarsi con un audio non alla sua altezza. La lotta dura circa dieci minuti. Poi il microfono viene escluso. Da quel momento resta la sola parte del teatro che conta. Restano una voce capace di raggiungere ogni angolo della sala e, soprattutto, quelle mani che più delle parole raccontano la meraviglia dell’esserci. Nella mia vita ho avuto la fortuna di vedere in scena Turi Ferro. Era vecchio, quasi immobile sulla scena, ma le sue mani restano uno dei miei ricordi più cari di spettatore. Quella rara capacità di affidare ai gesti una parte essenziale della narrazione ha da questa sera un’erede: Silvia D’Amico. Le sue mani cuciono, esitano, accarezzano, tremano e finiscono per dare corpo ai pensieri prima ancora che alle azioni. Poi ci sono i respiri, mai ornamentali, sempre necessari, capaci di scandire emozioni e silenzi. La sua recitazione lascia increduli per grazia, partecipazione e forza: qualità che raramente convivono con un equilibrio tanto naturale. Quando lo spettacolo finisce, ciò che rimane non è tanto il ricordo di un personaggio, ma quello di un’attrice che ha saputo trasformare ogni gesto in presenza viva.
Permettetemi, ma stasera il voto va a lei.
5 rose
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Nada del amor me produce envidia
Di: Santiago Loza
Regia: Roberto Rustioni
Con: Silvia D’Amico
Dramaturg e sound design: Gabriele Gerets Albanese
Traduzione: Francesco Fava
Produzione: Compagnia Mauri/Sturno
Foto: Anna Faragona
Ph. Angelo Maggio.

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