Per scrivere di Cari spettatori di Danio Manfredini, andato in scena al Teatro Vittoria il 31 maggio 2025, nell’ambito della venticinquesima edizione di Primavera dei Teatri, è necessaria una vocazione particolare, tutta da dimostrare: una vocazione che ha poco a che fare con la scrittura e ancor meno con il teatro, almeno nelle sue forme consuete.
Accade, infatti, che ci si scopra spettatori non tanto di una messinscena quanto di un documento. Il lavoro di Manfredini, non da oggi, si configura come una ricerca che oltrepassa l’evento spettacolare per collocarsi in una zona di confine, dove ciò che accade sulla scena non si offre come rappresentazione ma come testimonianza di un processo umano e artistico.
In questo senso, persino il titolo Cari spettatori finisce per essere percepito, almeno da chi scrive, non come la prima di un testo a un festival di rilievo nazionale, ma come il frontespizio di un copione in divenire: quello di Gino, aspirante regista teatrale, impegnato nel maldestro tentativo di concepire un testo che possa essere pubblicato, riconosciuto, forse premiato con la fama.
Gino non è da solo: condivide la stanza con Arturo, che aspira a una casa popolare. Entrambi sperano di uscire dalla loro condizione di malati. A guardarli dalla platea del Teatro Vittoria, Gino e Arturo sono il mondo intero: la loro angoscia, la loro lingua, i fragili sogni chiusi dentro il perimetro della stanza parlano della nostra vita, con lo stesso fastidio del televisore acceso che trasmette i video della comunità da cui provengono.
Distratti dalle vite degli altri, noi, insieme a Vincenzo Del Prete e Giuseppe Semeraro, riviviamo l’intero teatro di Manfredini, crocifissione compresa. Il qui e l’altrove di Arturo e Gino diventano così lo strumento attraverso cui il maestro rinnova le domande che da quarant’anni rivolge al teatro: domande a cui il dolore, da solo, può offrire soltanto risposte parziali.
Alla fine, a Cari spettatori non resta che questo: un frammento di vita sottratto al consumo, una ferita che non si rimargina. Uno sguardo che, smesso di proteggersi, torna a essere necessario.
Regia, scene, costumi: Danio Manfredini
Produzione: Teatro di Sardegna
Luci: Loic Francois Hamelin
Con: Vincenzo Del Prete e Giuseppe Semeraro
Assistente alla regia: Vincenzo Del Prete
Produzione/ Distribuzione: Danilo
Ph Angelo Maggio
