Ho conosciuto Mariano Dammacco, Serena Balivo e Stella, nell’ordine, nella primavera sassolese del 2014. Mariano mi fu presentato da un’amica comune. Da allora, oltre a ringraziare Serena, ho avuto il piacere di vederli lavorare in più occasioni. La prima volta nell’ideazione e realizzazione di un laboratorio di teatro sociale promosso da ARCI Modena e dall’Associazione della Generazione Italo Marocchina, destinato all’intera comunità, senza limiti di età. Il saggio finale, presentato con un evento pubblico all’Auditorium Bertoli, mi colpì soprattutto per il lavoro sui testi, che lasciavano intravedere una lima non comune.
Da allora credo di poter dire di aver frequentato il teatro della Piccola Compagnia Dammacco con il rispetto che si deve a professionisti seri dello spettacolo. Sarà proprio questa lunga frequentazione delle loro storie, questa intima conoscenza di un linguaggio drammaturgico, a farmi sentire talvolta – indegnamente – prossimo parente di un sodalizio che dura da oltre quindici anni.
Forse anche per questo gli ultimi due spettacoli visti a Primavera dei Teatri, Danzando con il Mostro e La morte ovvero il pranzo della domenica, sembrano parlarsi a distanza. Come due movimenti di una stessa partitura, non dissimile – per tensione e ossessione tematica – alla Trilogia della fine del mondo.
La fine torna a occupare il centro della scena.
Dammacco continua a scrivere, in forme sempre diverse, lo stesso testo, a partire da L’ultima notte di Antonio: non per ripetizione, ma per necessità. Una necessità rituale, che continua a generare teatro.
In La morte ovvero il pranzo della domenica il rito domestico della visita ai genitori smaschera il gioco drammaturgico. Dammacco può fare a meno di una costruzione meticolosa orientata verso un punto di rottura: la fanciulla non dovrà raggiungere l’inferno; l’inferno, questa volta, resta a portata di mano, gioca a carte scoperte appena dietro la tenda, fra la pulizia assoluta della lingua e una casa linda, pronta ad accogliere una figlia ormai attempata.
Ad annotare i dettagli delle convenzioni familiari intervengono i gesti convulsi di Serena Balivo, che attraversa il corridoio di casa con la consueta, meravigliosa precisione. Seduta a tavola con gli anziani genitori, come in una qualsiasi domenica, il nulla, l’ignoto, il tempo che si accorcia diventano le portate che si presentano a un tavolo ben apparecchiato. Nell’economia rigorosa di cibi cotti con la consueta cura si consuma il pensiero della fine.
La morte, trovata al mercatino delle pulci, sembra raccontare scenari diversi ai due anziani genitori, che si ricompongono solo per il saluto sincrono dalla finestra all’amata figlia che va via. Tornerà forse la prossima domenica. E con lei, immancabile, la morte sarà un poco più vicina.
La morte ovvero il pranzo della domenica
COMPAGNIA Diaghilev – Dammacco/Balivo
UNO SPETTACOLO CON Serena Balivo
IDEAZIONE, DRAMMATURGIA, REGIA Mariano Dammacco
MUSICHE ORIGINALI Marcello Gori
TECNICO Erica Galante
UFFICIO STAMPA Maddalena Peluso
PRODUZIONE Compagnia Diaghilev
CON IL SOSTEGNO DI Spazio Franco (Palermo) | Casa della Cultura Italo Calvino (Calderara di Reno)
Ph Angelo Maggio
