Il Candidabile

Il Candidabile

Negli ultimi tempi, grazie a un piccolo finanziamento, mi sto occupando di cinema. Non sono un esperto, né di cinema né di quasi tutto il resto, ma una delle cose più divertenti è immaginare storie. Storie che nella realtà non accadranno mai. Storie inventate, impossibili da concretizzare, storie che lasciano esattamente il tempo che trovano.

Ultimamente mi gira in testa, in modo alquanto molesto, la storia di una piccola cittadina del Sud Italia che deve rinnovare il proprio consiglio comunale.

È una piccola cittadina di provincia, con tanti problemi. Una cittadina che invecchia, travolta da un calo demografico importante (come tante del nostro Paese, del resto), una cittadina in cui il lavoro è un miraggio e persino le cose più semplici, come differenziare i rifiuti e portarli fuori per il ritiro, diventano complicate.

Questa cittadina, però, non si rassegna al declino e coltiva l’ambizione, almeno per il futuro, con la prossima consiliatura, di tornare alla centralità di un tempo.

I partiti politici e le liste civiche sono impegnati, impegnatissimi, ad arginare la confusione e decidono di giocare la campagna elettorale che si avvicina in modo innovativo.

Per colpire l’elettore, oggi, bisogna essere originali, unici, eclettici.

Succede allora che, per rompere gli schemi e sorprendere gli elettori, la coalizione progressista candidi a sindaco un giovane avvocato con un passato nell’estrema destra. Una mossa che nessuno si aspettava.

Il centrodestra, dapprima disorientato, si spacca, poi si ricompatta e rilancia con una scelta altrettanto anomala: individua come figura ideale un uomo pratico, ex sindaco di un paese montano, estraneo alle dinamiche cittadine. Un po’ come accadeva in certi comuni medievali quando, tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, i consoli, incapaci di controllare le lotte fra le famiglie aristocratiche — i purtuni, nel volgare locale — chiamavano un podestà da fuori.

Nel mio soggetto surreale, le due candidature crescono in parallelo, alimentando curiosità e tensioni, raccogliendo uomini e donne disponibili a sostenere la formula dell’originalità.

Il candidato di centrodestra organizza tutti i suoi comizi fuori dal comune in cui si vota, sostenendo che, per restituire centralità alla città, bisogna partire da fuori.

Il candidato progressista, invece, tenta di allargare il proprio bacino elettorale e invita un generale a chiudere la campagna elettorale, proponendogli il ruolo di vicesindaco e l’assessorato alla diversità.

Il clima si fa incandescente. Tra polemiche, contraddizioni e colpi di scena continui, i candidati al consiglio si danno battaglia.

Poi arriva il giorno del voto.

Molti elettori entrano in cabina.

Esitano.

Le schede si accumulano.

Lo spoglio è rapido.

Il più votato è il candidabile.

Francesco Gallo

2 commenti

Antonia Romano Scritto il10:54 - 31 Marzo 2026

Questo pezzo, mi dispiace, appare povero di autentica analisi politica e anche antropologica.
Mi fermo sull’affermazione che uno dei possibili candidati sindaci del centrosin avrebbe un passato addirittura fascista: è lo stesso candidato che sei anni fa ha partecipato nella stessa cittadina con successo alla coalizione di centrosin, che per tutto questo tempo è stato assessore di una giunta di centro sin., che ha attuato politiche di sinistra impegnandosi soprattutto nella tutela della legalità giusta, lontano dal facile giustizialismo che piace a troppe persone, che sta lavorando senza clamore e senza esibizionismo con associazioni notoriamente NON FASCISTE e nella quali i/le fasciste non trovano agio per la non condivisione di valori come solidarietà, ACCOGLIENZA, legalità giusta.
Sono certissima che lo stesso saprà spiegare la situazione raccontandosi senza filtri.
Mi stupisce però che adesso giri in modo strumentale questa notizia, mi stupisce che a cadere nella trappola del fango siano persone di cultura, mi stupisce che chi è sempre a contatto con persone giovani non si ponga la questione di come i/le giovani vivano l’adolescenza tra eccessi e radicalismo anche politici.
Personalmente se una persona in giovanissima età si avvicina ad ambienti fascisti e poi se ne allontana intraprendendo con umiltà e intelligenza un percorso di sinistra, mi rassicura perché esprime evoluzione di pensiero e presa di coscienza, capacità di discernimento dopo aver fatto esperienza.
Proprio ieri un alunno di liceo durante un confronto sul ‘900, su ciò che ha portato a guerre e totalitarismi, ha manifestato idee chiaramente fasciste supportate da argomentazioni basate sulle sue letture. Io mi sono complimentata con lui perché approfondisce, perché intelligente, perché ho speranza che, grazie a intelligenza e cultura, saprà evolvere verso ideali e posizioni politiche migliori.
Sul percorso di centrodestra non ho notizia e non entro nel merito.
Spero però che l’autore di questo pezzo esprima alla prima assemblea aperta di centrosinistra (sabato ha perso un’occasione d’oro) esprima pubblicamente le sue opinioni in un confronto con il diretto interessato.

    Francesco Gallo Scritto il9:41 - 7 Aprile 2026

    Grazie per il commento, che naturalmente pubblico con piacere. Tengo solo a precisare che l’articolo è stato pubblicato prima dell’ufficializzazione della candidatura dell’avvocato Ernesto Bello, che lo stupore è sempre foriero di cose positive e che il confronto non è mai stato per me un problema. Buona campagna elettorale. Segnalo “Oltre il candidabile”, che chiarisce il mio pensiero, visto che questo era uno scritto ironico e non aveva nessun bisogno di mostrarsi come saggio. Grazie nuovamente della lettura.

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